Nello avverte gli onorevoli | Ecco i possibili scenari

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Commenti

    Condivido in toto quanto detto da Pippo Russo.
    In questo gioco di parti (e di specchi) di continue minacce o, se vogliamo, pressioni/ricatti, l’arma più potente resta in mano al Presidente.
    E’ lui che, alla fine, ha il potere di mandare tutti a casa.
    Ma, lo farà?
    I suoi colleghi/amici/avversari gatti& volpi, sanno fino a quanto possono tirare la corda?
    E lui sa fino a che può punto le sue minacce possono essere credibili?
    Lo sapremo…..

    Cosa aspetta per passare ai fatti….!!!

    Musumeci un occasione sprecata.
    Peccato il mio voto inutile.
    Non capiscono che la Sicilia non può più aspettare.
    Vivono in un mondo di ovatta.
    La Sicilia MUORE!!!

    Cerchiamo di essere concreti. Musumeci non si dimetterà mai per nessun motivo, perché è garante di un sistema di potere uguale a quello di Crocetta Lombardo e Cuffaro e sa che se dovesse ripresentarsi non sarà rieletto. I nomi sono quelli. I deputati lo sanno benissimo e sono tranquillissimi. Forse, ma tra non meno di due anni e mezzo, lo sfiduceranno e si presenteranno con il vento dell’ennesimo rinnovamento.

    Musumeci non è credibile. Minacce vacanti. È attaccato lui alla poltrona più di chiunque altro.

    Musumeci non si dimetterà mai questo ve lo assicuro al 100%, lui gioca con le minacce e ha incominciato già dopo un anno che era stato eletto, ma ancora è lì seduto incollato alla poltrona, farà altri 3 anni e sta lavorando per ricandidarsi nuovamente. Ormai è stato sgranato quello che dichiara alla stampa e poi tutto al contrario, ricordate in campagna elettorale doveva creare l’Agenzia Regionale della Formazione? Bene non l’ha fatto. Ricordate che diceva che faceva solo un mandato? Bene sta lavorando per ricandidato.

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cara Carolina, da dirigente di partito che guarda alla politica con la P maiuscola, dovresti ricordarti di quegli (ex)imprenditori Innocenti con la I maiuscola che l'antimafia ha ingiustamente distrutto. Persone oneste con la O maiuscola che davano Lavoro con la L maiuscola che la giustizia con la g minuscola ha distrutto e che questo governo non ha neanche degnato di uno sguardo. Non bastano i proclami e le interviste, non basta immergersi nello studio di proposte che non verranno mai portate avanti. Fratelli di Italia, che dice di ispirarsi a quella destra per cui ti sei tanto prodigata come matricola universitaria, non solo in tutti questi anni, nonostante i ripetuti solleciti che gli sono stati rivolti, non ha fatto nulla per aiutare le vittime riconosciute degli errori giudiziari ma ha addirittura bloccato proposte di legge che, se approvate, potrebbero ridare alla giustizia il suo autentico significato, aumentando le garanzie e senza depotenziare la lotta alla mafia. Piuttosto che accogliere l'invito del "caro direttore" , dovresti sfruttare il ruolo di primo piano che occupi in Parlamento e nel tuo partito per Fare. Ed è il momento di Fare, senza se e senza ma. Quegli imprenditori aspettano di potere tornare a fare impresa. Fino a che non si risolveranno alcuni problemi della legislazione antimafia, la cui mala applicazione ha generato disastri, distrutto imprenditori innocenti e azzerato quel tessuto produttivo che tutti a parole dicono di avere a cuore, "antimafia", "giustizia" e "impresa", saranno solo vuote parole, utili solo alla campagna elettorale e nient'altro. La mia stima nei tuoi confronti rimane immutata, nonostante l'amarezza. Colgo l'occasione per invitarti ad un dibattito pubblico su questi temi.

L'incremento dei posti programmati a Medicina giunti quest'anno a quota 27.000 a livello nazionale con l'avvio del nuovo "semestre aperto" viene comunemente presentato come la risposta risolutiva alla crisi strutturale del Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, un'attenta analisi dei dati epidemiologici e gestionali evidenzia una criticità sistemica profonda. I dati diffusi dall'OCSE attestano che l'Italia presenta una densità di professionisti medici superiore a 4 unità per 1.000 abitanti, collocandosi al di sopra della media dei Paesi occidentali. Il vero fattore limitante non risiede nella carenza di laureati in medicina, bensì in una distorsione allocativa e formativa a valle. Come ampiamente documentato dai report della Fondazione GIMBE, la criticità risiede nel severo disallineamento tra i flussi d'accesso alla laurea magistrale e la capacità di assorbimento delle scuole di specializzazione post-laurea, a cui si aggiunge la scarsa attrattività del Servizio Sanitario Nazionale in termini di condizioni lavorative ed economiche. A questo quadro si aggiunge un ulteriore paradosso che aggrava la programmazione: il fenomeno dei flussi migratori formativi verso l'estero. Molti studenti che non superano i test d'accesso in Italia scelgono di immatricolarsi in università di altri Paesi, conseguendo il titolo fuori dai confini nazionali per poi rientrare e chiedere il riconoscimento della laurea. Questa scorciatoia, oltre a trasformare l'accesso a Medicina in un canale sperequato basato sulle disponibilità economiche delle famiglie, immette nel sistema professionisti la cui reale conformità pratica e clinica agli standard formativi andrebbe rigorosamente vagliata, scaricando ulteriormente un sistema già al collasso. Continuare a incrementare in modo indiscriminato i posti disponibili negli atenei, in assenza di un contestuale e adeguato potenziamento delle reti formative ospedaliere e delle dotazioni organiche, non tutela la salute dei cittadini e non aiuta i reparti in sofferenza: configura un grave errore di programmazione strategica che rischia unicamente di alimentare un'illusione occupazionale per migliaia di giovani e per le loro famiglie, immettendoli in un percorso formativo massivo per poi destinarli a un insormontabile imbuto professionale e specialistico. La tutela della salute pubblica e la salvaguardia del futuro professionale dei giovani medici richiedono un radicale cambio di paradigma: occorre superare logiche di natura propagandistica per orientarsi verso una programmazione rigorosa, fondata sul reale fabbisogno assistenziale del territorio, sul potenziamento strutturale delle aziende sanitarie e sul pieno rispetto della dignità formativa e professionale dei futuri camici bianchi.

Un premio lo meriterebbe solo per la grande umiltà, per la valorizzazione delle donne del suo staff nel tempo e per la lucidità che sta mostrando in questi momenti per lui di certo non esaltanti. Suggerisco di farglielo consegnare dai parenti di Borsellino, o Regeni, magari da seduto su una panchina rossa.

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