La Sicilia che (non) vorrei. Puoi partecipare anche tu. Scrivi a direttore@livesicilia.it. LEGGI QUI.
La Sicilia che vorrei è un posto in cui per curarti non devi andare in Lombardia, e puoi serenamente affidarti alla sanità pubblica che fa avanzare il merito e non quei, fortunatamente pochi, medici ammanicati con il potere. In cui le nomine sulla Sanità vengano fatte da commissioni estere con il criterio del sorteggio.
La Sicilia che vorrei è un posto in cui ai giovani, dopo aver finvestito sulla loro formazione, gli si possa dare l’opportunità di restarci in questa terra, abolendo ogni tipo di mance clientalari e investendo la totalità delle risorse nella creazione di un hub del turismo che crei migliaia di posti del lavoro. Un turismo che non sia stagionale ma che grazie alla bellezza dalla nostra isola possa esserci 15 mesi l’anno. Quindici, perché agosto, se gestito come la California d’Europa, può valere il triplo.
Sogno una Sicilia dove la spartizione e la lottizzazione del potere non possano accecare la politica che continua a dare un pessimo spettacolo di sé. Una politica che non sa scegliere la classe dirigente e che si trova a fare eleggere soggetti impresentabili che inevitabilmente finiscono per esser arrestati o indagati.
La Sicilia che vorrei è quell’isola in cui la rete dei trasporti possa davvero essere all’avanguardia e non nelle mani di poche ditte private. Strade che non sono un cantiere e autostrade che siano degne di quel nome. Sogno una Sicilia semplicemente nomale, in cui il mare sia di tutti e non solo per i ricchi e proprietari di lussuose ville. Una Sicilia in cui restare non sia un sacrificio ma una volontà non derogabile.
Una Sicilia che abbia il coraggio di scegliere un presidente che sappia osare, che non abbia paura di mettersi contro certi potentati. Che sappia picconare una burocrazia lenta a volte ferma, in cui fanno carriere le persone sbagliate e scapito di dirigenti valenti che sanno anche dire di no.
Sogno un presidente della Regione che difenda i siciliani, e non viva Roma con timore, bensì pretenda rispetto e soprattutto si sieda al tavolo del consiglio dei ministri con diritto di voto quando si parla di Sicilia. Un presidente che faccia valere lo Statuto non come privilegio ma come diritto.
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E se sogno troppo chiedo scusa, ma sono sempre i sogni a dare forma al mondo.
Ismaele La Vardera fondatore di Controcorrente e presidente di Progetto Civico Italia




