Neonato muore dopo due interventi| "Giustizia per il piccolo Luigi" - Live Sicilia

Neonato muore dopo due interventi| “Giustizia per il piccolo Luigi”

Il decesso dieci giorni dopo la nascita. La famiglia: "Nostro figlio morto per un terribile errore"

GELA (CALTANISSETTA) – Aveva soltanto dieci giorni quando i suoi occhi sono chiusi per sempre. Il piccolo Luigi è morto dopo aver subito due interventi chirurgici, gettando nella disperazione il padre e la madre, Giuseppe Messina e Norina Pirrera, un quarantenne ed una 32enne di Gela, in provincia di Caltanissetta. Il 4 luglio del 2016 la donna aveva dato alla luce due gemelli, un maschietto e una femminuccia: quello eseguito al Garibaldi-Nesima di Catania era stato un parto programmato alla 34esima settimana. La gioia per la nascita dei due bambini aveva però subito lasciato spazio alla preoccupazione.

Per il neonato, infatti, era stato subito necessario il trasferimento all’Utin – l’Unità di terapia intensiva neonatale – per alcuni problemi respiratori. Sarebbe stato soltanto l’inizio del calvario per marito e moglie, che da allora chiedono giustizia per il piccolo Luigi, “morto per un intervento che doveva essere di routine”, dice tra rabbia e dolore il padre, che con tutte le sue forze sta portando avanti la battaglia per la verità. Un percorso lungo, partito il giorno del decesso del bambino, il 14 luglio 2016, e ancora non arrivato ad alcun esito, con tanto di richiesta di archiviazione del pm, a cui la famiglia si è opposta.

“Sono già trascorsi più di tre anni dalla morte di nostro figlio – dice il papà – e la richiesta di archiviazione è ancora al vaglio del gip di Catania, che lo scorso gennaio si è riservato la decisione. Dopo quasi otto mesi, la risposta alle nostre domande è soltanto il silenzio”. La coppia di Gela ha deciso di condividere la propria disperazione dopo aver conosciuto la storia della piccola Beatrice, morta al Bambino Gesù di Roma, dove era stata trasferita in condizioni gravissime dall’ospedale San Vincenzo di Taormina, in provincia di Messina. “Mio figlio – spiega il padre – è stato operato da una equipe dello stesso ospedale, arrivata al Garibaldi quattro giorni dopo la nascita dei bambini. Stando al racconto della famiglia, il giorno dopo il parto, il piccolo è stato estubato, ma reintubato sedici ore dopo, per l’esaurimento delle risorse metaboliche.

I medici si sono così resi conto che il piccolo aveva ancora il dotto di Botallo aperto: il canale che porta il sangue dall’arteria polmonare all’aorta doveva quindi essere chiuso chirurgicamente. Ci hanno rassicurato tutti, visto che interventi del genere vengono effettuati frequentemente, al punto da essere ritenuti ‘da prassi’ e ‘di routine’. E per questo io e mia moglie ci siamo fidati”. Ed è invece successo il peggio, perché dopo l’operazione le condizioni del piccolo Luigi si sono aggravate.

“Due medici del San Vincenzo di Taormina e un supervisore però mai citato negli atti – prosegue Giuseppe Messina – hanno operato mio figlio, ma invece di mostrare segni di miglioramento, Luigi ha avuto ulteriori problemi cardiorespiratori. L’angio-tac, che sin da subito avrebbe permesso di capire cosa stava succedendo, è stata effettuata solo tre giorni dopo e ciò che è emerso è stato assurdo, visto che il dotto di Botallo in realtà era rimasto aperto, mentre era stata chiusa l’arteria polmonare. Mio figlio, in pratica, respirava con un solo polmone che doveva tra l’altro fare il doppio del lavoro. I sanitari del Garibaldi hanno quindi informato i cardiochirurghi di Taormina che hanno deciso il giorno stesso di eseguire un secondo intervento. Dopo quella operazione il bambino non si è più ripreso, fino al decesso”.

Uno strazio subito sfociato in una denuncia ai carabinieri. “Mio figlio è stato ucciso – prosegue il papà del piccolo – e anche nel verbale di intervento viene ammesso che durante la prima operazione è stato commesso l’errore. Documenti in cui inizialmente non vengono citati tutti i componenti dell’equipe di Taormina e dove le cause della morte del bambino vengono considerate riconducibili alla nascita prematura”. La famiglia di Luigi si è affidata in questi anni all’avvocato Giuseppe Ferraro ed è pronta a proseguire nella sua battaglia, insieme ai propri consulenti: un cardiochirurgo, un ginecologo, un neonatologo ed un medico legale che dal giorno della tragedia hanno svolto accertamenti scrupolosi.

Al fianco dei genitori del piccolo Luigi c’è anche la onlus “Aria Nuova”, che ha a sua volta denunciato tutto alla Procura: “Ci si chiede come possano dei cardiochirurghi non sapere cosa sia un dotto di Botallo e confonderlo con l’arteria polmonare – scrivono -. Nella loro relazione riconoscono l’errore, ma attribuiscono il decesso del bambino ad una fantomatica prematurità, che nei verbali non viene nemmeno indicata. Dall’esame autoptico e dagli esami istopatologici eseguiti sui vari organi del povero bambino – sottolineano dall’associazione – si evince come gli stessi fossero anatomicamente e morfologicamente nella norma, oltre ad aver raggiunto la piena maturità”.

“Io e mia moglie pretendiamo giustizia per il nostro piccolo Luigi – conclude il papà – non possiamo accettare che non venga fatta luce su quello che è successo. Un terribile errore medico ha spezzato la vita del nostro bambino dieci giorni dopo la sua nascita e dopo la richiesta di archiviazione da parte della Procura, i tempi continuano ad allungarsi. Sono già passati tre anni e mezzo, temiamo anche che il caso vada in prescrizione. Non possiamo permetterlo, la verità deve venire a galla”.


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