CARINI – Blitz antimafia a Carini. All’alba i carabinieri della compagnia di Carini hanno eseguito l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Palermo Lorenzo Jannelli, a conclusione di una prolungata attività investigativa condotta dai magistrati della Dda di Palermo. In manette sono finite complessivamente 5 persone: il boss Angelo Antonino Pipitone, già detenuto presso il carcere “Pagliarelli” dallo scorso 25 settembre. Disposti gli arresti domiciliari per la moglie Franca Pellerito e le figlie Epifania (classe ’80, anch’essa già sottoposta agli arresti domiciliari nell’ambito della stessa indagine) e Graziella (classe ’71), nonché per Angela Conigliaro, già tratta in arresto a settembre per essersi intestata le quote sociali di un’azienda riconducibile all’anziano boss di Carini, e successivamente scarcerata.
Devono rispondere di trasferimento fraudolento di valori ed il favoreggiamento reale. I provvedimenti di oggi scaturiscono dalla indagini svolte dai carabinieri, in prosecuzione dell’operazione “Destino” svolta lo scorso settembre, grazie alla quale erano stati scoperti gli autori dell’incendio doloso di una stalla nelle campagne di Carini e dell’uccisione a colpi di arma da fuoco di alcuni animali. Danneggiamenti che sarebbero stati commessi a scopo estorsivo la notte di capodanno 2013. Gli investigatori, inoltre, attraverso mesi di lavoro, interrogatori e intercettazioni, erano riusciti a ricostruire anche una fitta rete di prestanome, grazie ai quali il boss Pipitone, pur trovandosi recluso dal gennaio 2007, riusciva a gestire e ad accrescere un immenso patrimonio occulto, fatto di ville, terreni, fabbricati industriali e società.
L’inchiesta “Destino 2” in parte richiama le vicende emerse, durante la prima fase dell’indagine, relativamente alla vendita di una lussuosa villa di Mondello riconducibile alla famiglia Pipitone e intestata di fatto ad un prestanome. In particolare, gli inquirenti sono riusciti a dimostrare le “pressioni” esercitate sull’acquirente della villa dalla moglie del boss e da una delle figlie, per assicurare la riscossione dell’intero importo dell’operazione (ammontante a circa 1,3 milioni). E’ stata fatta poi luce sulle operazioni volte all’intestazione fittizia ad Angela Conigliaro (già amministratore unico della società “Il Girasole s.r.l.”, riconducibile ai Pipitone) di un terreno di 1,75 ettari, a Carini, del valore di 250mila euro, di fatto riconducibile alla stessa famiglia mafiosa. Gli investigatori hanno ricostruito le varie fasi della trattativa per l’acquisto del terreno, con il coinvolgimento di un avvocato che avrebbe prestato la propria opera professionale per la stipula di atti negoziali relativi alla compravendita del bene, con la consapevolezza di aver agito nell’interesse di Pipitone.

