CATANIA. Il processo per l’omicidio di Luigi Ilardo sviscererà una delle pagine più sanguinarie della storia della mafia siciliana. In un triangolo di morte che parte dalla “cupola” palermitana e passa dalla famiglia di Caltanissetta fino ad arrivare ai killer di Cosa nostra catanese. Quasi un ventennio dopo il delitto la Procura è tornata ad indagare e ora ha portato alla sbarra sicari, mandanti e organizzatori dell’agguato. Giuseppe Piddu Madonia e Vincenzo Santapaola, i presunti mandanti, Maurizio Zuccaro, l’accusa ipotizza essere l’organizzatore del delitto, e Benedetto Cocimano, componente del gruppo di fuoco. Santo La Causa, collaboratore di giustizia e teste dell’accusa, è già stato condannato in primo grado con il rito abbreviato.
Un delitto che sarebbe stato deciso – secondo l’accusa – dai “piani alti” della criminalità organizzata locale, con una “spinta d’accelerazione” da parte di mandanti occulti su cui la Dda guidata da Giovanni Salvi ha aperto un fascicolo ad hoc. Un processo, questo, che guardano con attenzione anche i pm di Palermo che si stanno occupando dell’inchiesta sulla trattativa Stato Mafia e anche i pg palermitani del processo Mori – Obinu in appello. Fu proprio il confidente Gigi Ilardo a portare – secondo la procura palermitana – ad un passo il Ros dalla cattura del capomafia Bernardo Provenzano.
Domani è prevista la seconda udienza e si entrerà nel vivo del dibattimento, con la sfilata dei testi dell’accusa. Prima degli interrogatori la Corte però ascolterà le osservazioni della difesa in merito alle prove documentali di cui il pm Pasquale Pacifico ha chiesto l’acquisizione e a quel punto scioglierà la riserva sull’accoglimento. Il pm ha chiesto l’inserimento dell’informativa Grande Oriente redatta dal colonello del Ros Michele Riccio (inserito nella lista dei testi dell’accusa) nei giorni seguenti all’omicidio di Luigi Ilardo, confidente gestito dall’ufficiale con il nome – appunto – di fonte Oriente. In particolare i pizzini dattiloscritti di Bernardo Provenzano indirizzati a Luigi Ilardo, che la vittima consegnò a Riccio proprio il giorno del suo assassinio. E inoltre tutte una serie di lettere che costituiscono la corrispondenza tra Luigi Ilardo e il capomafia, sempre consegnate dal confidente all’ufficiale del Ros. E nelle prove documentali è spuntata anche una lettera del 1995 indirizzata alla Procura di Catania, e in particolare al pm Amedeo Bertone, firmata da Bruno Carbonaro (elemento vicino alla Stidda di Vittoria) che manifestava la sua intenzione a collaborare con la giustizia. Il confidente di Riccio era in possesso di una fotocopia dell’atto con il timbro della Procura di Catania.
Oltre 50 testimonianze si alterneranno sul banco degli interrogatori. Domani si inizierà con gli investigatori, con gli agenti che nel 1996 si recarono sulla scena del crimine. Saranno ascoltati i poliziotti della scientifica, ma il teste chiave di domani sarà l’ispettore della Squadra Mobile, Alessandro Scuderi.Quella notte del 10 maggio 1996, il poliziotto si recò in via Quintino Sella: Luigi Ilardo era riverso sull’asflato in un lago di sangue vicino alla sua macchina. Accanto al cadavere una delle figlie, oggi una donna, chiamata anche lei a deporre in aula.
Oltre ad investigatori e parenti, sul banco degli interrogatori si alterneranno alcuni personaggi che negli anni ’90 siedevano insieme a Binnu e ai capomafia palermitani. Mafiosi di “calibro” diventati collaboratori di giustizia. Giovanni Brusca, Antonino Giuffrè, Calogero Pulci, Ciro Vara, solo per fare alcuni nomi.
Ecco tutti i nomi dei testi presentati dalla Procura di Catania.
Ufficiali e Agenti di Polizia Giudiziaria
– Giuseppe La Naia, vice questore aggiunto
– Sebastiano Cassisi, Ispettore di Polizia
– Marino Corrado, Ispettore di Polizia
– Stefano Biasone, Assistente capo della Polizia
– Giuseppe Motta, Assistente capo della Polizia
– Consolato Borzì, Sovrintendente della Polizia
– Francesco Manna, Agente di Polizia
– Alessandro Carlà, assistente capo della Polizia
– Paolo Maugeri, Agente di Polizia
– Alessandro Scuderi, Ispettore di Polizia (Squadra Mobile)
– Giovanni Signer, vice Questore della Polizia
– Filippo Di Francesco, vice Questore
– Raffaele Modica, Tenente Colonnello
– Mario Ravidà, Ispettore della Polizia di Stato in pensione
– Antonino Cogliandolo, Maresciallo dei CC
– Carmelo Castaldi, Maresciallo dei CC
– Antonino Autolitano, Maresciallo dei Carabinieri
– Giuseppe Cilione, Ispettore della Polizia
– Giuseppe Coco, Ispettore della Polizia
– Salvatore Sciuto, Ispettore della Polizia
– Giampiero Ceraldi, Agente di polizia
– Giuseppe Maimone, Sovrintendente della Polizia
– Carlo Cacciato, Assistente capo di Polizia
Nell’elenco dei testi la moglie, le figlie, i parenti di Ilardo e il colonello del Ros, Michele Riccio. La sua una delle testimonianze più attese.
– Aurelio Quattroluni (detenuto)
– Concetta Strano (la moglie di Ilardo)
– Michele Riccio, ex colonello del Ros che gestiva la fonte Oriente, il confidente Luigi Ilardo
– Silvana Pappalardo
– Giuseppe Biondo
– Angelo Cassone
– Giuseppe Nicitra
– Alfonso Cantarero
– Calogero Ilardo
– Arben Meto
– Filippo Messina
– Salvo Antonino
– Salvatore Russo
– Filippo Schepis
– Cornelio Cordaro
– Giovanni Reitano
– Sebastiano Bufalino
– Santoro Rocco
– Santo Patanè
– Ilardo Luana
– Ilardo Clementina
Il consulente tecnico, Antonio Puglisi, dirigente medico.
Imputati in procedimento connesso o collegato:
– Natale Di Raimondo, collaboratore di giustizia
– Giovanni Brusca, collaboratore di giustizia
– Eugenio Sturiale, collaboratore di giustizia
– Palma Bionda, collaboratore di giustizia
– Calogero Pulci, collaboratore di giustizia
– Antonino Giuffrè, collaboratore di giustizia
– Santo La Causa, collaboratore di giustizia
– Carmelo Barbieri, collaboratore di giustizia
– Giacomo Cosenza, collaboratore di giustizia
– Ciro Vara, collaboratore di giustizia.

