“Sono nata a Firenze il 29 giugno 1929 da genitori fiorentini […]. Fiorentino parlo, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’Estero quando mi chiedono a quale paese appartengo rispondo Firenze. Non Italia. Perché non è la stessa cosa”.
Così scriveva di se stessa Oriana Fallaci e Firenze risponde oggi, a dieci anni dalla morte della giornalista, avvenuta appunto il 15 settembre 2006, intitolandole il grande piazzale antistante la Fortezza da Basso, a pochi passi dal centro storico.
Negli anni Settanta, periodo mitico delle interviste ai grandi della Terra, Oriana raggiunge un successo a livello planetario grazie alla pubblicazione di due libri che lasciano il segno nella storia dell’editoria: Lettera a un bambino mai nato e Un uomo. Entrambi autobiografici, sono ispirati dall’amore profondo e tormentato tra Oriana e Alexandros Panagulis, meglio conosciuto con il diminutivo Alekos, uno dei leader della Resistenza greca alla dittatura dei Colonnelli.
Dopo anni di ritiro e di silenzio per dedicarsi alla grande saga della sua famiglia e combattere la sua spietata guerra personale contro il cancro, Oriana torna a scrivere dopo l’11 settembre 2001. La scrittrice fiorentina – o scrittore, come preferiva essere chiamata e come è inciso, secondo il suo volere, sulla sua lapide – percepisce con forza il dovere di riflettere su quanto stava succedendo intorno a lei e nel mondo, e sente l’urgenza di scriverne. Per alcuni giorni lavora senza sosta a un messaggio per l’Italia e per l’Occidente in generale, che sarà pubblicato sul Corriere della Sera, con un incipit che chiarisce il suo stato d’animo: “Mi chiedi di parlare, stavolta. Mi chiedi di rompere almeno stavolta il silenzio che ho scelto, che da anni mi impongo per non mischiarmi alle cicale. E lo faccio”.

