Orlando: il piano per evitare il dissesto di Palermo

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Commenti

    Una mia considerazione ,e’ sindaco da 30 anni la citta’ dovrebbe, dopo tutto questo tempo amministrata da una persona ” competente”, essere un gioiellino invece e’ un secchio di spazzatura buche dappertutto strade al limite della praticabilita’. Ponte Oreto ,lavori in via Roma da 2 anni, sottopasso (salamone e pullara (chiuso da due anni) cimitero dei Rotoli con le 1000 bare in attesa di tumulazione.La mia impressione e’ che non e’ solo Orlando incompetente quest’uomo e’ accerchiato da gente che non sa fare nulla e comanda le varie partecipate del comune, vedi Rap. Anche la polizia municipale non aiuta la citta’ ci fa vivere nel traffico in alcune zone non fanno mai dei controlli (vedi corso olivuzza) in questa zona puoi fare quello che vuoi e’ zona franca. Il nuovo sindaco per potere amministrare questa citta’ la prima cosa che deve fare deve pretendere i braccialetti elettronici per tutti i lavoratori compresa polizia municipale che operano fuori azienda ,perche’ c’e’ troppa strafottenza.Esempio l’operatore ecologico deve ogni giorno mandare in grafico delle strade che ha spazzato all’ufficio personale della sua azienda dove si evince anche il tempo di lavoro alla stessa maniera tutti gli altri dipendenti del comune.

    mandiamo a casa questo personaggio che ha distrutto la nostra citta’e mettiamo un commissario

    Sarebbe interessante sapere quanti palermitani pagano l’Imu e la Tari.
    Grazie

    Il dissesto non lo creano gli eventuali pagamenti di tari e imu! Per cortesia lasciamo perdere che ad arrampicarsi sul ghiaccio si scivola!

    Il canto del cigno,degni di nota:illuminata gestione cosa pubblica,invidiabile pulizia e tempestiva manutenzione cittadina,soluzione allagamenti ad ogni pioggia,corsa ad utilizzo fondi x migliorie città,interventi non di facciata ma concreti ed essenziali….cosa ancora manca?

    se te ne vai tu Orlando distruttore di Palermo sicuramente Palermo risorgera’

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

L'assessore forse abita in Emilia. Posso tranquillamente affermare che migliaia di persone dirottate a Palermo, hanno preso qualunque mezzo pubblico per avvicinarsi a casa e poi quando possibile hanno chiesto a qualche vicino di disgrazia, un passaggio. Tanta gente dirottata a Palermo hanno ricevuto un allargamento di braccia come risposta. Poi i treni in Sicilia fanno ridere al punto che sarebbe il caso di eliminarli, che così non si dica che in Sicilia abbiamo la ferrovia. Assessore si svegli e venga in Sicilia, invece di stare in Emilia.

I siciliani che non si arrendono sono come quelli, e sono parecchi, che non si rassegnano a continuare a fare la differenziata, a recarsi nei CCR per conferire in maniera disciplinata, come quelli, pochini, che pagano la tari, che non occupano gli stalli riservati ai disabili, che vanno a votare nonostante tutto etc. Dal mio punto di vista occorre partire da lì, ovvero comportandosi da corretti cittadini. I problemi nascono sul come fare a cambiare quelli riottosi al cambiamento, al rispetto delle regole civiche. Un tutto questo c'entra eccome la politica, quella che rimane chiusa nelle stanze e decide di non decidere. Aspettiamo...

Caro Direttore, trovo particolarmente significativo che Giorgio Mulè e Giorgio Trizzino, provenienti da schieramenti politici diversi, convergano sul metodo. Mulè propone Analisi, Bisturi e Contesto; Trizzino richiama competenza, programmazione, capacità amministrativa e coraggio di cambiare ciò che non funziona. Questa convergenza rende l’analisi meno attaccabile come posizione di parte: se esponenti politicamente contrapposti riconoscono gli stessi nodi e indicano criteri simili per affrontarli, emerge un possibile terreno comune. Forse “La Sicilia che vorrei” sta diventando qualcosa di più di una raccolta di opinioni: un interessante esperimento civico per costruire un metodo condiviso, lasciando alla politica il confronto sulle scelte. Perché non chiedere ai prossimi intervistati quale metodo sarebbero concretamente disposti a condividere per costruire la Sicilia che vorrebbero?

Forse sarebbe ora di valutare seriamente la realizzazione di uno scalo che serva la zona tirrenica della Sicilia abbandonata e sfruttata in malo modo? Cosa che sarebbe sicuramente più fattibile e di maggiore giovamento alla popolazione costretta a sacrifici per potersi spostare. Che avvicinerebbe veramente i siciliani della zona settentrionale al resto del Italia e non solo più di qualsiasi ponte oltre a risolvere le disfunzioni naturali del Fontanarossa che non sono solo dovute alle ceneri di sua maestà l'Etna

Ci sono sfregi e sfregi. E' anche sfregio il disagio a cui sono sottoposti i siciliani che percorrono l'autostrada Palermo Messina, di cui Shifani sembra essersi occupato (!?). Vada, vada, insieme alla sua famiglia questa mattina al casello di Termin, capirài. Se non si riesce a gestire un casello figuriamoci il resto.

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