PALERMO – Leoluca Orlando la politica la sa fare. Da sperimentato navigatore di acque tempestose, sa, per esempio, che un leader non spara mai sulla sua truppa, non sacrifica la sua guardia pretoriana; vorrebbe dire ammettere una colpa grave: se non altro quella di non sapersi scegliere i compagni di strada.
Ecco il motivo per cui Giusto Catania – dopo la catastrofe d’immagine della Ztl, che si è aggiunta a una gestione della mobilità cittadina perlomeno problematica – è ancora al suo posto. La rotta dell’assessore è stata ideata, corroborata e sostenuta dal sindaco. Cambiare il nocchiero significherebbe certificare un fallimento. Una lezione che Rosario Crocetta non ha mai imparato, con la sua ossessione compulsiva che lo porta a mutare gli addendi, lasciando inalterata la somma del disastro. Infatti, Saro non è un politico, ma un cabaret in servizio permanente effettivo, una controfigura comica perfino del cinismo del potere.
Dato a Luca ciò che è di Luca, bisogna dare ai palermitani ciò che, disgraziatamente, è dei palermitani. A dispetto di qualunque tram, di qualunque pia intenzione, di qualunque tratteggiata città celeste in un futuro remoto, sarebbe opportuno prendere atto della realtà: Palermo è un caos infernale. Il suo traffico ha assunto contorni mistici di onnipotenza e di onnipresenza: esiste sempre e in ogni luogo. I suoi ingorghi sono ormai talmente famosi da assurgere a forma letteraria sull’argomento. Via libertà è un imbuto, la via del mare è una trappola, la Favorita è sovente un carnaio, oltretutto afflitto da surreali piste ciclabili, le periferie sono terra di nessuno, viale Strasburgo è un tappeto di macchine, gli zelanti vigili sono male organizzati, o forse lo sono troppo bene, dipende dai punti di vista: si occupano, quasi esclusivamente, di racimolare multe per la cassa comunale, poco curandosi della viabilità.
Allora sarebbe necessario non un uomo della provvidenza, ma un vero assessore. Uno che riesca a pensare al domani senza trasformare l’oggi in un calvario. Uno in grado di coniugare la visione di una mobilità ventura con diverse alternative, governando il difficile presente. Invece, fin qui, da Palazzo delle Aquile sono giunti diktat arroganti, prese di posizione a petto in fuori, sfociate nell’incidente a mezzo Tar, naufragate tra frizzi e lazzi (ricordate la chiusura della Favorita?).
E siccome Leoluca Orlando la politica la sa fare, dovrebbe tenerne presente tutti i dogmi, non solo ciò che gli torna utile. E’ giusto mantenere in sella i pretoriani, però fino a un certo punto. Precisamente fino al punto in cui un fedelissimo rischia di diventare la pietruzza che annuncia e precede la frana.

