Palermo, omicidio a Boccadifalco: il drammatico racconto

Palermo, “si è bevuto il mio sangue ma l’ho ucciso per paura”

L'anziano resta in carcere. "Cruenta giustizia sommaria". Il verbale dell'assassino

PALERMO – Una storia di sangue e degrado. Si è appostato alle 5 e mezza del mattino sotto casa della vittima. Ha atteso che Aleandro Guadagna scendesse. Si è avvicinato e ha sparato con un fucile da caccia marca Sabatti, calibro 12. Il giudice per le indagini preliminari Nicola Aiello non ha dubbi: l’omicidio di mercoledì scorso è stato premeditato.

L’arresto di Giuseppe La Corte, 77 anni, è stato convalidato. Deve restare in carcere perché “ha deciso di ricorrere al più cruento sistema di giustizia sommaria, ha dimostrato l’assoluta assenza di freni inibitori”. Ricorrono, secondo il gip, le esigenze cautelari eccezionali e necessarie per tenere in carcere un ultrasettantenne.

L’interrogatorio

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia l’anziano, ex falegname, ha spiegato di avere fatto fuoco per paura. Era andato in via Mulino a Boccadifalco per chiarire una volta e per tutte la vicenda degli affitti non pagati da Guadagna. È stato un interrogatorio drammatico, interrotto più volte dal pianto dell’indagato che ha ricostruito il suo stato di esasperazione. Guadagna non pagava l’affitto, poco più di 300 euro al mese, da anni. Due mesi fa era partita la causa per lo sfratto. Il 9 maggio scorso, il giorno prima del delitto, i parenti della vittima gli avevano detto di non avere alcuna intenzione né di pagare né di lasciare l’immobile. Non volevano pagare perché l’immobile era vecchio e umido.

“Ho perso il controllo”

Lo stesso giorno La Corte ha scritto una lettera per spiegare ai figli e agli amici le ragioni del suo gesto. Ed è stato proprio uno dei tre figli la mattina del delitto a chiamare i carabinieri. Quando sono intervenuti non c’era più nulla da fare. Stando al racconto dell’anziano, prima di essere freddato, Guadagna gli avrebbe detto: “Piccioli non ce ne sono”. Ecco il racconto dell’anziano: “A quel punto dato che ero partito armato ho perso il controllo, io era andato lì per spaventarlo ma ho perso il lume della ragione e gli ho sparato due colpi”. Quindi è salito sul tram e ha inviato dei messaggi ai familiari per dire di essere stato “messo con le spalle al muro”. Perché ha scritto la lettera? “Volevo che se fosse successo qualcosa i miei amici non dubitassero della mia persona.

“Mi ha minacciato”

“Credevo che Aleandro potesse farmi del male in quanto mi aveva minacciato”, ha aggiunto. Quando e come? “Un giorno questo signore mi ha detto venga e io sono andato a Bocacdifalco… mi ha invitato al piano di sopra. Ha preso un martello e ha dato dei colpi nel tetto dicendo che era pericoloso per i bambini. All’inizio facevano questioni per le condizioni della casa, si mostravano arroganti pretendendo dei lavori, poi il Guadagna venne arrestato e non mi pagarono più per circa due anni”. La vittima, infatti, aveva un precedente per rapina: fece irruzione a casa di una persona non vedente, a Cruillas, fingendosi postino e con due complici portò via soldi e gioielli.

“Ho provato un senso di pietà…”

La sua condizione, ha raccontato La Corte, lo spinse a provare “un senso di pietà. A Pasqua e a Natale portavo ai bambini pacchi regali e doni, anche cibo dalla campagna. Guadagna una volta uscito di galera mi mandò un messaggio e andai a casa e gli portai un vassoio di dolci e gli raccomandai di non mettersi nei guai. Mi sono reso conto con il tempo che invece di essere grato lui era un arrogante che faceva il mafioso con me e questo per me si chiama estorsione e io non le ho mai subite le estorsioni”.

“… invece di ringraziarmi si è bevuto il mio sangue”

La situazione precipitò: “Quando è uscito di galera gli ho detto ‘tua moglie deve darmi 24 mesi di affitto siccome soldi so che non nei hai portati ti dico chiudiamola qua. Lui avrebbe dovuto dirmi grazie ma invece dopo ciò ho visto che avevano cambiato la camera da letto, si sono comprati il motorino elettrico, la macchina del caffè, io prendo 670 euro di pensione, mi hanno affossato perché avevo fatto lavori, pagavo le tasse e si comportavano come se la casa fosse la loro, arriva lui e si beve il mio sangue, i miei sacrifici”.


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