“Tony era una persona gentile e buona. In questi giorni terribili stiamo ricevendo tanti messaggi affettuosi. Il dolore che proviamo non si può dire. Ci sono io, c’è la mamma che ha perso un figlio ed è una cosa innaturale. Ma ci conforta il bene che stiamo ricevendo e che ci dice che il nostro amore non è vissuto invano”.
Rosanna Megna parla con ammirevole e coraggiosa semplicità e racconta il suo amore portato via dal Covid. Antonino Ferrante, Tony, cameramen molto bravo e caporalmaggiore della Protezione Civile se n’è andato qualche giorno fa nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale ‘Cervello’ ad appena quarantanove anni. L’ultimo pensiero l’ha avuto per lei. Si sarebbero sposati quest’anno, dopo avere rimandato il matrimonio a causa delle restrizioni pandemiche, camminavano insieme da diciassette anni.
Lui era stato nell’hub vaccinale della Fiera del Mediterraneo a prestare servizio nella zona dei tamponi, sempre cortese e inappuntabile. Da tempo non c’era più. Tony non era vaccinato, perché aveva paura. Ma qui bisogna aprire una netta e dolorosa parentesi: non si può entrare con le scarpe del giudizio nella casa del lutto. Abbiamo scritto quanto sia importante il vaccino e riceviamo quotidiane conferme. Ma quando una persona – in questo caso una persona speciale – va via, tutte le polemiche devono essere messe a tacere. E le uniche parole da pronunciare appartengono all’affetto e al rispetto. Chi ha la paura ingiustificata del vaccino va aiutato, convinto e sostenuto, perché questo tempo terribile almeno dovrebbe insegnarci il senso della solidarietà.
“Guardi, ecco un messaggio – continua Rosanna -. E’ di una signora che ringrazia Tony perché l’ha aiutata quando aveva difficoltà con la macchina. Un altro lo benedice, un altro piange. Lui era fatto così. Se c’era qualcuno da soccorrere non si fermava mai. Era orgoglioso, ripeteva: ‘io sono un caporalmaggiore della Protezione Civile’ perché amava il servizio e voleva essere utile a tutti”.
Anche chi ha incontrato Tony con la sua telecamera in spalla, impegnato in uno dei tanti reportage a sfondo sociale di cui era maestro, ricorda il suo garbo e la sua affabilità. Era un Bud Spencer con le braccia forti per sollevare il mondo e un sorriso e occhi da bambino. Vincenzo Montanelli che lo ha conosciuto nell’hub vaccinale ne rammenta il tratto: “Sempre disponibile, sempre altruista. Se c’era da fare qualcosa, sempre in prima linea”.
Era una persona generosa e perbene il caporalmaggiore Antonino Ferrante. Domani alle 9,30 saranno celebrati i funerali a San Vincenzo De’ Paoli in via Dei Quartieri, pure dello zio di Rosanna inghiottito dallo stesso buco nero. Erano tutti legatissimi. Nelle ultime ore – raccontano – il pensiero di Tony è stato tutto per la compagna di una vita, e per sua madre. Nemmeno il Covid può uccidere l’amore.


