Palermo crolla: | di chi è la colpa?

Palermo crolla: | di chi è la colpa?

La Vucciria, la scuola, Santa Caterina. L'elenco del disastro è fitto e rimanda a una città disastrata. In cosa Orlando City è diversa da Diegopoli?

Orlando e la giunta
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Palermo crolla. A questo punto non si scappa. Non basta accettare il fatto con fatalismo. Bisogna capire di chi è la colpa. E trovare, se possibile, dei rimedi. Palermo crolla. La Vucciria. L’intonaco della scuola. La chiesa di Santa Caterina. In almeno due casi su tre la risposta dell’amministrazione comunale è stata improntata all’aggressività, alla caccia alle streghe. Si è parlato di ordine pubblico alla Vucciria, di nemici esistenti e immaginari, con toni da allarme improvvisato, funzionale come cortina fumogena. Nel caso della scuola ‘Bragaglia’ si è gridato all’esagerazione mediatica, alle foto finte (che invece erano vere). Argomenti da affrontare magari in un secondo momento, con lucidità più avvertita. Pannicelli caldi. Muri posticci che non contengono la deriva.

In prima battuta la questione era e rimane un’altra con gli occhi del potere: se Palermo crolla, noi, la politica, noi, la classe dirigente, cosa possiamo fare? Cosa possiamo fare se Palermo è un posto orrendo, invivibile, da cui è lecito scappare? Possiamo ripetere la litania che veniamo da anni difficili, di sprechi, di ruberie, etc etc? Possiamo eternamente dire che è colpa di Diego Cammarata, che forse non era buono a fare il sindaco, ma che ha sopportato le critiche giuste e quelle sguaiate con un senso responsabile del decoro e della  dignità?

Tutto si collega. Le ultime macerie in cronaca rimandano alle situazioni specifiche che le hanno provocate, ma si innestano nel corpo di un problema più generale e perfino più urgente: perché Palermo continua a crollare nell’indifferenza che ha superato la rabbia? E, visto che ci siamo, ecco un’altra domanda: perché l’ira dei tempi di Diegopoli è diventata la rassegnazione all’epoca di Orlando City? Perché Leoluca Orlando è più bravo a livello mediatico? Perché gode del prestigio che gli è rimasto appiccicato addosso dai tempi della Primavera? Perché la città che affonda con lui, almeno annega in un mare di belle parole? Oppure perché – e sarebbe la risposta veramente tragica – i palermitani hanno deciso che non vale la pena di lottare e dunque di indignarsi per Palermo?

Palermo crolla. I muri sono solo il lato visibile di una città a pezzi in cui quasi nulla funziona, in cui quasi niente è a posto. Pensare che basti piazzare una barriera o una conferenza stampa qua e là è una colpevole utopia. Forse è stato un bene lasciare andare i giorni dell’ira, ma il niente che ci circonda  è una condanna a morte a breve scadenza, se non suoneremo in fretta la nota della riscossa. Se non saremo capaci di cominciare a vivere i giorni della vigilanza e della responsabilità.


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