Palermo è, da sempre, la città delle emergenze. Solo a queste latitudini, forse, si verifica un ossimoro talmente bruciante. L’insorgere drammatico di episodi che rimandano a voragini non ancora risolte. L’emergenza come dato estemporaneo e perenne.
L’emergenza sicurezza, l’emergenza sporcizia, l’emergenza povertà, l’emergenza vivibilità… Con un sottofondo teso al disimpegno nella città malata che non ha consapevolezza piena di sé, che demanda, delega e si lamenta, perfino oltre l’esattezza di certe lamentele. L’emergenza nelle emergenze.
Anche in questo caso, come è accaduto periodicamente, rivolgiamo la nostra attenzione all’uomo che regge il timone, il sindaco Roberto Lagalla. Le condizioni intuibili di chi determina la rotta offrono una visuale ampia.
Come appare – a nostro fallibilissimo giudizio – il professore Lagalla a circa due anni delle elezioni che lui vorrebbe affrontare ancora? Lo abbiamo chiesto anche, per la par condicio, a un consigliere di maggioranza e a una consigliera di opposizione. A margine, le loro riflessioni in un focus palermo-centrico che sottoponiamo al vaglio dei lettori.
La sindacatura e i ‘fantasmi’
Ci sono due ‘fantasmi’ che hanno segnato i contorni della presente fisionomia: politici, beninteso, trattandosi di persone in carne e ossa. Dickensianamente parafrasando, il fantasma della sindacatura passata è il profilo del sempiterno Leoluca Orlando, un personaggio storico che, soprattutto nei primi anni, ha cambiato il corso delle cose, riscattando Palermo da ere di cattiva amministrazione, abulia e collusione.
Oggi, in qualcuno serpeggia il rimpianto per l’Orlandismo, giustificato dall’incipit della Primavera, ingiustificabile se si va con la mente all’ultimo mandato. Basta rammentare l’oscenità delle bare esposte ai Rotoli per ottenere la summa terrificante di una capitale dei disservizi. L’Orlando più vicino è stato un sindaco capace di suggestioni verbali, al solito, ma non in grado di imprimere una svolta all’inerzia di uno sfascio.
Tuttavia, il passato diventa un cliente scomodo, con la sua lontananza progressiva: sfoca i contorni e rende mutevoli i giudizi, dando un’immagine attraente a ciò che non lo era. Ecco perché l’Orlandismo recente non è più una bandiera ammainata.
Il ‘fantasma’ della sindacatura futura, nel senso di una successione immediata, potrebbe avere diverse sembianze. Una, particolarmente intensa, si è al momento tirata fuori dal mazzo.
Fabrizio Ferrandelli, a domanda, ha risposto: “Non è il mio focus, non è il mio futuro, e poi sto un po’ facendo il sindaco, come tutta la giunta, con un politico perbene come il sindaco Roberto Lagalla che governa con l’obiettivo del merito e che mi ha conquistato con la sua correttezza. Lagalla è il sindaco che sta cambiando e che cambierà Palermo”.
Il possibile bilancio
Il bilancio della realtà ci sembra cangiante, a questo punto del cammino, condizionato da guai stratificati e da qualche inceppamento in corso d’opera. Roberto Lagalla si è presentato come un amministratore del ‘fare’ e qualcosa ha fatto, a cominciare dal riordino dei conti.
L’interessato ha detto di sé: “Darsi un voto è poco elegante, è un gioco che facevo sempre con i miei studenti ma capivo di metterli in imbarazzo. Però, guardando a questi tre anni mi sentirei di poter avere almeno un’ampia sufficienza, considerando il punto di partenza che era ben sotto lo zero”.
D’altra parte, Palermo è ancora lontana dalla soglia desiderata di vivibilità. I drammatici problemi delle periferie e della violenza connessa, le criticità diffuse, coinvolgono diverse istituzioni, ma devono potere contare essenzialmente su input politici di livello, altrimenti le più nobili intenzioni rimarranno tali.
Una osservazione sentiamo di muoverla sul persistente ‘difetto’ di comunicazione. Non la rivolgiamo affatto al puntualissimo ufficio stampa che aggiorna tutto l’aggiornabile al minuto. Piuttosto, crediamo che il sindaco Lagalla dovrebbe, alle volte, mostrarsi più in sintonia con gli stati d’animo dei suoi concittadini, con cui vive un legame, forse insospettabilmente, profondo.
Cosa significa? Farsi vedere pubblicamente, con maggiore assiduità, non tenendo il profilo basso, dove si verificano gli snodi drammatici, come è accaduto allo Zen. Emergere, più spesso, dalle ‘sudate carte’, assumendo il piglio familiare che ci si aspetta. Palermo ha bisogno di sentire la vicinanza di un sindaco, non soltanto di sapere che c’è e sta lavorando. Qualcosa dall’Orlandismo si può imparare.
Scrivi a direttore@livesicilia.it

