Palermo, il decalogo del Comune |per bar, ristoranti e mercati

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Commenti

    Tanto per cambiare, il Comune di Palermo complica le cose. Forse sarebbe bene guardare anche fuori casa, copiare idee, semplificare, aiutare veramente chi lavora in questa città.

    @ occhio vivo – Non capisco cosa ci sia di complicato. Basta leggere l’articolo, mi pare tutto semplice. Dobbiamo comunque criticare a prescindere dal contenuto o piuttosto fare delle osservazioni nel merito delle questioni?

    Se il cittadino rispettoso delle regole verificherá comportamenti contrari alle regole a chi potra segnalarli, sperando in un intervento?

    Vi demando tutti in quel di mondello sabato e domenica ma con una puntatina anche ai candelai , magari i vigili potrebbero suggerire ai posteggiatori abusivi di piazza valdesi e di mondello e anche ai venditori abusivi divia regina Elena e della piazza di indossare le mascherine , magariquesto lo si potrebbe anche fare

    Il problema non si pone… CHI, sano di mente, e con un minimo di cultura scientifica, andrà mai in pizzeria prima della fine dell’anno…??

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mah, un assessore che scrive ai propri uffici e soprattutto lo fa sapere all'universo mondo... il che dimostra che il problema non sono gli uffici ma che lui del lavoro che si fa nei suoi uffici ne sa poco e quel poco che sa persino male. e il problema non sono le ferie., ma la sua voglia matta di apparire . dubito che in questi giorni lui sia in assessorato.....

Buona la prima di un politico corrente, anzi di una politica, in questo “che ve ne sembra della Sicilia?”: non ha elencato l'intero repertorio dei mali siciliani con relativi rimedi. E buono l'attacco, il carcere dei minori, per spiegare la Sicilia che non piace, quella che non è in grado di assicurare a tutti almeno la terza media, come si diceva una volta. E quella che piace, meglio quella che si vorrebbe, è “una Regione capace di innalzare il livello culturale della propria classe politica e della società civile nel suo insieme”. Quindi si parla di cultura, con un eventuale “piano-sistema 0-6 anni”. Ma soprattutto si parla di giovani visti come protagonisti del loro futuro e non più solo destinatari di misure. Allora, cultura, giovani, il loro futuro, ma anche il nostro.

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