“Qualcosa è cambiato: ma stiamo attenti”. Parole sante e al tempo stesso accorate quelle del direttore di Livesicilia, Roberto Puglisi, nel suo editoriale. I palermitani onesti custodiscono una paura profonda: quella di tornare indietro dopo anni di successi contro Cosa Nostra, dopo il sangue versato dai martiri della legalità. Una paura, a giudicare dalle ultime cronache, tutt’altro che infondata.
Le minacce alle famiglie
Famiglie regolarmente assegnatarie di alloggi popolari vengono minacciate, intimorite e costrette a rinunciare alla casa a loro destinata. Violenze, avvertimenti espliciti, aggressioni e pressioni psicologiche pur di liberare l’immobile e consentire al racket di proseguire il suo lucroso mercato nero delle abitazioni.
L’assessore comunale all’Emergenza abitativa, Fabrizio Ferrandelli, non è rimasto a guardare. Ha denunciato gli episodi agli organi competenti, impegnandosi in prima persona per tutelare il diritto all’abitazione delle famiglie più fragili.
La risposta del sistema criminale non si è fatta attendere, sul suo tavolo di lavoro è apparso un modellino di bara (nella foto). Un messaggio macabro e intimidatorio, recapitato in un luogo che dovrebbe essere protetto. Un segnale inquietante.
Diversi episodi
Questi episodi non sono isolati. Negli ultimi mesi lo Zen è tornato più volte alla cronaca per aggressioni contro assegnatari e per occupazioni abusive che impediscono alle famiglie legittime di entrare negli alloggi. Ora il fenomeno si sta estendendo ad altre zone della città. Il meccanismo è sempre lo stesso, si intimidiscono i titolari del diritto, si occupa abusivamente l’immobile oppure lo si “vende” sul mercato parallelo gestito da clan e soggetti senza scrupoli.
Centinaia di case popolari vengono sottratte ai bisognosi e trasformate in fonte di guadagno illecito. L’allarme è altissimo. Dietro queste minacce non c’è solo degrado o bullismo di quartiere, ma un’organizzazione strutturata che sfrutta l’emergenza abitativa di Palermo per imporre il proprio potere. Famiglie povere, spesso con bambini, si trovano costrette a scegliere tra la sicurezza dei propri cari e una casa che spetta loro di diritto.
I ricatti inaccettabili
Molti cedono e ripiombano nell’emergenza infinita. L’azione di Ferrandelli rappresenta un segnale di coraggio e di presenza istituzionale. Non deve essere lasciato solo. È inaccettabile che nel 2026, in una grande città europea, il diritto alla casa sia ostaggio della violenza mafiosa o para-mafiosa. Serve un intervento deciso e coordinato da parte delle istituzioni ad ogni livello per unire le forze con un piano straordinario di contrasto al racket degli alloggi popolari.
Più controlli, assegnazioni rapide e trasparenti, sgomberi tempestivi, protezione concreta per gli assegnatari e per chi, come l’assessore Ferrandelli, si espone in prima linea. Altrimenti il messaggio che passa è devastante: chi ha diritto perde, chi usa la violenza vince.

