Lorefice e i migranti, quelle parole d'odio

Palermo, l’odio contro Don Corrado: la Sicilia migliore è al suo fianco

Gli insulti e la solidarietà. La nostra scelta

Monsignor Corrado Lorefice, Don Corrado, arcivescovo di Palermo – così ama essere chiamato – si è trovato, suo malgrado, in mezzo a una feroce tempesta social. Critiche (sempre legittime, quando con toni contenuti), intervallate da insulti e veri e propri messaggi di odio che hanno denotato un pari livello di rancore e analfabetismo funzionale.

Cosa ha fatto Don Corrado? Il suo mestiere di Pastore attento alla vita, scrivendo, in una lettera a una Ong: “Il vostro oggi, a seguito dei naufragi avvenuti nel Canale di Sicilia durante e dopo il ciclone Harry, che hanno causato circa mille dispersi, è un segno forte e prezioso, un richiamo chiaro a sconvolgere il silenzio e a svegliare il sonno degli occhi di noi tutti, narcotizzati da scelte politiche che pianificano l’oblio di quanti continuano ad attraversare il mare in cerca di vita, di libertà, di pace, forti del diritto di ogni uomo e di ogni donna alla mobilità”.

“Scelte disumane”

Queste vittime sono l’ennesimo frutto delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono e di colpevolizzare come criminali quanti prendono il largo”.

Non è una indicazione nuova, quella di monsignor Lorefice, che è tornato a lanciare il suo grido, come era già accaduto, dopo le tragedie delle persone migranti uccise dal Ciclone Harry. Diversi corpi sono stati restituiti dal mare. L’indifferenza non deve avere cittadinanza, soprattutto in un clima di crescente deumanizzazione.

C’è chi ha accusato il presule di ‘fare politica’. Eppure, la Chiesa, avendo a cuore le sorti di una comunità, come dei singoli, non può esimersi dal pronunciarsi sui valori assoluti.

Criticare, appunto, è lecito, nel rispetto del linguaggio e dei pensieri. Discutere, a torto o a ragione, con pareri differenti, in disaccordo, va benissimo. Nel caso in specie si è andati oltre, con frasi impregnate di una rabbia che lascia sgomenti. E qui sarà meglio essere chiari: considerando una simile pratica inaccettabile, ci schieriamo decisamente al fianco dell’arcivescovo. La stessa strada della Palermo migliore che si è espressa.

La solidarietà dei vescovi

Non solo Palermo, in verità, l’intera Sicilia, con numerosi interventi. “Raccogliendo e interpretando i sentimenti manifestati dai confratelli vescovi di Sicilia, esprimo piena e convinta solidarietà al confratello, monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e delegato dei vescovi di Sicilia per le migrazioni, raggiunto da attacchi verbali e insulti a motivo delle sue recenti parole, cariche di sofferenza, per le vittime del Canale di Sicilia e per le ‘martoriate acque del Mare Nostro’. Da custode del Vangelo monsignor Lorefice ha difeso il valore dell’umanità in quanto tale, la dignità di ogni persona umana, con i suoi fondamentali diritti, per altro sanciti e riconosciuti dagli organismi internazionali”. Così monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della Conferenza episcopale siciliana (Cesi), in una nota. Un richiamo autorevole.

Accanto all’arcivescovo

Nel prendere una posizione fortemente solidale, stigmatizzando gli eccessi, non ci fermiamo all’ultimo episodio. Pensiamo da tempo che Don Corrado sia una risorsa luminosa, utilissima per smagliare certe tenebre che ancora avvolgono la nostra città.

Non è semplice procedere nella direzione giusta. Lo dimostrano le cronache di cui abbiamo scritto, lo suggerisce qualche ipocrisia di sottofondo, perfino in ambito ecclesiastico. Ma la speranza di Palermo ha anche il volto del suo arcivescovo, il sorriso del Beato Pino Puglisi, gli occhi azzurri di Fratel Biagio Conte. Tutto legato da un filo coerente. Gli echi del rancore vanno cestinati nel silenzio dell’oblio.

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