PALERMO – Il fatto non sussiste. È un’assoluzione piena quella di una maestra imputata per avere abusato dei mezzi di correzione e di disciplina. Presunte vittime due alunni. Uno colpito a scuola con un libro in testa, l’altro con un pizzicotto sulla guancia.
“Nulla di tutto ciò è accaduto”, si è sempre difesa l’imputata di 58 anni che lavorava in uno dei quartieri di frontiera della città. Secondo i suoi difensori, gli avvocati Matteo La Barbera e Lorenzo Falletta, piuttosto che prove agli atti c’era il malsano passaparola fra genitori.
Fu una mamma, nel 2014, a chiamare i carabinieri a scuola. Raccolse le testimonianze e fece una relazione di servizio, come ha ribadito in aula sentito come testimone.
Poco o nulla, invece ricordava la vice preside dell’Istituto di quell’episodio. Ha riferito, ma solo dopo tante sollecitazioni, di alunni problematici e di un quaderno sbattuto sul tavolo. Ricordi labili, in un contesto abitualmente difficile. Uno dei due ragazzi presentava dei problemi comportamentali dovuti a una patologia.
Di sicuro l’insegnante lasciò la scuola. Nessuna macchia nel suo curriculum di maestra esperta con tanti anni di servizio alle spalle. Né prima, né dopo i fatti oggetto del processo. Dalle testimonianze non è venuto fuori l’episodio contestato nel capo di imputazione.
Solo chiacchiericcio, annotato in una relazione di servizio al termine di un confronto a scuola. “Fu un processo senza avvocati che, la storia ci insegna, da Gesù in poi, essere ingiusto”, hanno spiegato in aula gli avvocati La Barbera e Falletta.

