Palermo, 31 commercianti imputati. Comune assente, è polemica

Palermo, mafia: 31 commercianti imputati. Comune assente, è polemica

La dura nota di Addiopizzo

PALERMO – Scoppia la polemica nel giorno in cui inizia il processo contro 31 commercianti di Brancaccio che hanno negato di pagare il pizzo. Tutto parte dalla mancata costituzione di parte civile del Comune di Palermo e delle associazioni di categoria. Davanti al giudice per l’udienza preliminare Stefania Brambille hanno chiesto di costituirsi il comitato Addiopizzo, la Federazione antiracket e lo Sportello di solidarietà attraverso gli avvocati Salvatore Caradonna, Ugo Forello e Valerio D’Antoni. Il gup si è riservato la decisione che comunicherà il 18 giugno.

Il rischio di isolamento

A sollevare il caso è Addiopizzo. “L’Associazione ha deciso di essere presente nel processo, come peraltro aveva già fatto in passato in procedimenti analoghi – dice Raffaele Genova, presidente di Addiopizzo – perché ritiene che le condotte di chi non ha collaborato isolano e mettono a rischio quelle vittime che invece continuano a trovare la forza e il coraggio di denunciare a Brancaccio e in altre aree della città. Al di là del processo vogliamo ribadire ancora una volta la necessità di aggiornare l’analisi e la narrazione sul fenomeno delle estorsioni dato che oggi a differenza del passato non è per paura che la maggior parte paga, ma per convenienza e connivenza“.

La polemica

“Ci sono ancora molti che pagano le estorsioni e non denunciano – aggiunge Genova – perché più che subire ricercano la messa a posto in un contesto in cui il pizzo costituisce la contropartita che il commerciante corrisponde nell’ambito di relazione che condivide con Cosa nostra. Per questo da tempo insistiamo sulla necessità non solo di cambiare analisi e narrazione sul fenomeno estorsivo, ma anche di introdurre nel nostro ordinamento misure amministrative e non penali, come la sospensione a tempo delle licenze o l’inibizione all’accesso di misure di sostegno al commercio, che rendano sconveniente proprio questo genere di relazioni di connivenza e convenienza.” Infine l’affondo: “Rammarica costatare che in questa udienza le associazioni di categoria e il comune di Palermo non si siano costituiti parte civile a tutela di chi in questi anni si è opposto a Cosa nostra”.

La giurisprudenza

In realtà la scelta di alcune associazioni di categoria potrebbe essere stata dettata dal fatto che nel capo di imputazione viene contestato il solo favoreggiamento che non legittimerebbe la costituzione, anche se c’è una giurisprudenza consolidata da cui emerge il contrario. I pubblici ministeri Francesca Mazzocco e Bruno Brucoli in udienza hanno annunciato di volere contestare agli imputati l’aggravante prevista dall’articolo 384 ter del codice penale. Circostanza che potrebbe, dunque, cambiare le scelte delle associazioni di categoria. È l’aggravante contestata al favoreggiatore che, in questo caso negando il pizzo, “ostacola” un’indagine di mafia.

La posizione di Confcommercio

“Confcommercio Palermo si è sempre costituita parte civile nei processi di mafia che riguardano estorsione ed usura. Laddove ce ne sarà la possibilità tecnica, a seguito dell’annunciata contestazione dell’aggravante di aver favorito Cosa Nostra, lo farà anche in occasione del processo ai commercianti di Brancaccio. La cultura della legalità è nel Dna della nostra associazione. Ci siamo costituiti parte civile anche nel processo “Stirpe” che vede imputati i presunti mafiosi di Brancaccio e nel contesto del quale sono poi emerse le imputazioni di favoreggiamento nei confronti dei commercianti”.

Così Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo, interviene nella questione evitando di polemizzare direttamente con Addiopizzo: “Questa è una storia molto brutta, il comportamento di questi commercianti perpetua un sistema che danneggia l’economia sana della città che negli ultimi anni ha imparato a sviluppare gli anticorpi e l’impermeabilità alle richieste di pizzo. Anche chi non denuncia danneggia l’economia sana e contribuisce alla sovraesposizione delle vittime che hanno scelto di denunciare. I fatti confermano che ci sono quartieri di Palermo dove lo Stato deve far sentire ancora di più la sua presenza. In ogni caso, denunciare è una scelta necessaria oltre che un dovere civico”.
“Confcommercio Palermo – conclude Di Dio – da anni fa la propria parte, anche a livello nazionale, promuovendo il rispetto della legalità e mettendo a disposizione gli sportelli antiracket e antiusura che servono a supportare le vittime sotto tutti gli aspetti che riguardano l’accompagnamento alla denuncia. È importante che tutte le forze sane della città facciano quadrato attorno a questi temi, evitando pericolose frammentazioni”.

La posizione del Comune di Palermo

“I nostri uffici non hanno ricevuto nulla, non essendo contestata l’aggravante mafiosa. Quindi, il Comune non è persona offesa. Anche il Centro studi Pio La Torre, con il quale il Comune ha la convenzione per i processi di mafia, non ha ritenuto di costituirsi parte civile”. Così il sindaco di Palermo Roberto Lagalla in merito alle polemiche sollevate dalla mancata costituzione di parte civile del Comune di Palermo.

Gli imputati

Questi i nomi degli imputati: Giampiero Cannella (amministratore della 3D srl), Ignazio Marciante (amministratore della Trinacria Gas sas), Giulio Matranga (gestore della macelleria “La fantasia della carne”), Bernardo e Salvatore Martino (titolari della rivendita di alimentari “Salumi e carni”), Alessandro Tinnirello (titolare del negozio “Polli alla brace”), Giuseppe Airò (gestore del “Night life”), Deborah Polito (titolare di dell’impresa “Animal shopping”), Paolo Vaccarella (titolare di “Paolo bar”), Giovanni Visconti (fino al gennaio 2020 amministratore della società “Nova recicling metalli srl), Maria Prestigiacomo (titolare della “Pizzeria al Galeone”), Rosario Messina (titolare del bar tabacchi Messina), Antonino e Girolamo Giacalone (rispettivamente dipendente e titolare della “Giacalone mobili”), Antonio Pellegrino (titolare della “Autoricambi express”), Fabrizio Aruta (titolare dell’officina “A.F. Gomme”), Rosario Carmelo Fulvo (titolare della “Autofficina meccanica fratelli Fulvo Rosario e Giuseppe”), Carlo Brancato (titolare di fatto del panificio-gastronomia-pizzeria “Signor Carlo Brancato Pietro”).

E ancora: Cristian Onofrio Biancucci (titolare della “Elio Salumi”), Giovanni Nuccio (gestore della macelleria “I piaceri della carne di Mangiapane Maria”), Giuseppe Lo Negro (titolare della ditta che si occupa della produzione e vendita d’asporto di frattaglie), Salvatore Meli (titolare del bar Tiffany), Antonio Rispetta (socio ed amministratore della ditta di trasporto merci “L.T.R. srl”), Salvatore Giardina (titolare del panificio di via Messina Marine 611), Francesco Sparacello (titolare dell’omonima macelleria), Vincenzo Sinagra (socio unico ed amministratore della “Euro casa Sinagra srl”), Giacomo Pampillonia (gestore di una rivendita abusiva di carni e frattaglie), Giovan Battista Caruso (gestore della “G&G Coffee” di Caruso Vincenzo Ronny), Mercurio Sardina (gestore del bar Ambra dal dicembre 2019), Tommaso Calabria (titolare e gestore del bar Ambra fino al dicembre 2019), Emanuele Pietro Binario (titolare del Bar dei Paletti).


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