PALERMO – L’udienza di convalida dell’arresto per l’omicidio davanti alla farmacia è fissata per oggi, giovedì 18 settembre, alle 10. L’accusa nei confronti di Giuseppe Cangemi è quella di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.
Che avesse pianificato di uccidere Stefano Gaglio emergerebbe dal fatto che si è presentato armato davanti alla farmacia di via Oberdan dove il cognato lavorava come magazziniere.
E poi c’è il video che ha ripreso la terribile scena: nessuna discussione prima del delitto. Cangemi arriva pistola in pugno e spara a bruciapelo. Quando i poliziotti lo hanno rintracciato e arrestato a Carini aveva l’arma del delitto con sé.
La pistola tra i rifiuti
Prima di iniziare a farfugliare frasi senza senso sostenendo di avere le idee confuse, Cangemi ha detto di avere trovato il revolver in un cassonetto della spazzatura e di averlo conservato per un anno e mezzo da qualche parte alla Rap dove lavora come operaio.
Un racconto bollato come inverosimile. Gli investigatori, coordinati dai pubblici ministeri Maurizio Bonaccorso e Gaetano Bosco, lavorano per ricostruire la filiera attraverso cui l’assassino è entrato in possesso dell’arma. Si guarda nel sottobosco della criminalità organizzata. Il nome di Gangemi è saltato fuori nell’informativa del blitz dei 181 dello scorso febbraio.
Relazioni mafiose
Nella parte che riguarda il mandamento di Porta Nuova i carabinieri del Nucleo investigativo hanno ricostruito un episodio.
È il 30 aprile 2024 quando si incontrano Giuseppe Di Maio e Francolino Spadaro, entrambi arrestati nel blitz. Spadaro è uno dei figli di don Masino, il “re” della Kalsa, scarcerato per fine pena nel 2017.
Assolto dall’accusa di avere ucciso maresciallo Vito Ievolella il 10 settembre 1981, Francolino Spadaro ha una condanna per traffico di droga, associazione mafiosa e per l’estorsione alla nota “Focacceria San Francesco”.
Giuseppe Di Maio, invece, è stato arrestato con l’accusa di essere al vertice della famiglia assieme a Giovanni Castello.
Appuntamento al minimarket dell’assassino
Destinazione: un minimarket in via Nicolò Cervello gestito da Giuseppe Cangemi. I due protagonisti dell’incontro lasciano il cellulare fuori dal locale. Un’accortezza che impedisce di conoscere il contenuto della discussione durata circa un’ora. Nel minimarket di Cangemi si sentivano al sicuro e sapevano di potere contare su un contesto di assoluta discrezione.
L’inchiesta ha svelato anche gli affari della famiglia mafiosa. Rotoloni di carta, piatti e bicchieri di plastica, caffè, pesce, frutti di mare e ghiaccio: i boss impongono una sfilza di prodotti.
Molto attivo era Antonino Seranella: “Mirko, devi andare da questo della Kalsa, da Cangemi… omissis… e gli dai tutte ste cose”. Si riferiva probabilmente a della merce da vendere al market.
Omicidio in farmacia, oggi la convalida
È in questo humus di relazioni che i poliziotti cercano di trovare il canale attraverso cui Cangemi è entrato in possesso della pistola con cui ha assassinato il cognato. Il movente viene individuato in rancori familiari per questioni economiche.
Oggi Cangemi comparirà davanti al Gip. Risponderà alle domande del giudice? Ha davvero perso o fa solo finta di avere smarrito la lucidità mentale tanto da non sapere spiegare perché ha sparato al cognato.

