Palermo Pride, valga il diritto (anche al dissenso)

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Il diritto di manifestare e di astenersi

Ci risiamo, con l’arrivo del Pride tornano le polemiche e pure aspre. Da una parte i cortei colorati e festosi, dall’altra le proteste di associazioni religiose e non, movimenti e partiti politici. Le divisioni attraversano anche gli stessi partiti e le coalizioni di centrodestra e centrosinistra.

Al centro del dibattito resta però un principio chiaro, almeno secondo chi scrive: in uno Stato laico, purché non si violino il codice penale e i diritti altrui, ogni adulto ha il diritto di essere sé stesso e di esprimersi senza vincoli e condizionamenti. La Costituzione tutela esplicitamente il diritto di manifestare. La “spettacolarizzazione” magari chiassosa dell’evento non cambia le regole.

Lo Stato laico non impone una morale unica, religiosa o laica. Il suo compito è garantire la convivenza tra persone diverse, tutelando le libertà individuali (nessuno può essere costretto a vivere secondo i valori altrui) e il principio della civile convivenza (la mia libertà finisce dove inizia l’offesa concreta ai diritti degli altri).

Per questo manifestazioni, feste e stili di vita vanno protetti finché restano entro i limiti della legge. Vale per il Pride come per una processione religiosa, un concerto controverso o qualunque tipo di espressione pubblica.

Molte critiche al Pride non si riducono all’omofobia. Alcuni contestano la presenza di contenuti sessualmente espliciti davanti ai minori, temono che la rivendicazione di diritti si stia trasformando in imposizione ideologica su linguaggio, scuole e istituzioni. Queste preoccupazioni meritano un confronto serio, senza semplificazioni ed etichette facili. Tuttavia, dal legittimo dissenso si scivola sul terreno sbagliato quando si pretende di vietare l’evento o di criminalizzare orientamenti e identità.

Finché non ci sono reati, la visibilità LGBT+ non può essere proibita solo perché turba la sensibilità di qualcuno. Attenzione, la libertà vale per tutti. Chi partecipa al Pride ha diritto di sfilare, ma non può pretendere approvazione, partecipazione o finanziamenti pubblici obbligatori. Chi dissente ha pieno diritto di criticare, astenersi o organizzare contro-eventi pacifici e rispettosi della persona, qualunque sia l’inclinazione sessuale di ognuno.

In sintesi, “ognuno può fare ciò che vuole” non significa relativismo assoluto, significa rispetto delle norme di convivenza. Difendere la libertà di chi non ci somiglia è la vera prova di coerenza liberale. Senza questo principio ogni maggioranza, reale o sedicente tale, rischierebbe prima o poi di opprimere la minoranza di turno.

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