PALERMO – Una stima precisa ancora non c’è, ma a spanne la tegola che è caduta sulla testa del comune di Palermo potrebbe “pesare” anche 10 milioni di euro. La Cassazione ha dato infatti ragione ai dipendenti del Coime, ossia gli edili a servizio di Palazzo delle Aquile pagati grazie a un contributo dello Stato.
Una struttura nata negli anni Ottanta che è sempre stata atipica, visto che si tratta di lavoratori alle dipendenze dell’ente ma con un contratto privato. Una situazione ibrida che ha portato a un contenzioso che, dopo due gradi di giudizio favorevoli al Comune, ha visto i lavoratori vittoriosi invece secondo gli Ermellini.
L’esultanza dei sindacati
Un risultato che adesso le segreterie provinciali dei sindacati Fillea, Filca e Feneal rivendicano chiedendo un incontro immediato al sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, affinché il Comune effettui i conteggi degli arretrati e aggiorni al rialzo le paghe dei lavoratori.
“Finalmente giustizia è fatta – dichiarano il segretario generale Fillea Cgil Palermo Piero Ceraulo, il segretario generale Filca Cisl Palermo Trapani Francesco Danese e il segretario Feneal Uil Tirrenica Salvatore Puleo –. Abbiamo sempre ribadito che il riallineamento delle retribuzioni edili era legittimo e che giudizi pendenti e interpretazioni errate da parte dei dirigenti del Comune hanno determinato una violazione dei diritti dei lavoratori”.
Secondo i sindacati “il blocco della contrattazione del pubblico impiego, estesa anche ai lavoratori edili, era legittimo. Ma venuta meno la validità del blocco, chiuso nel 2015, da quel momento in poi il Comune doveva riconoscere gli aumenti salariali che nel frattempo la contrattazione nel settore dell’edilizia aveva portato avanti”.
Quanto costerà all’ente
I conti sono presto fatti: i dipendenti del Coime sono circa 280, fra primo e secondo livello. Il riallineamento varrà poco più di un euro in più all’ora per otto ore di lavoro, che si traduce in una decina di euro in più a testa al giorno, per un totale di 160-180 euro lordi in più al mese, per una spesa complessiva di 600 mila euro l’anno.
“A questo dobbiamo aggiungere il rinnovo del contratto dell’edilizia stipulato due giorni fa che riconosce un aumento di 180 euro mensili al primo livello, con una prima tranche di 80 euro a partire dal primo febbraio 2025, 50 euro dal primo marzo 2026 e altri 50 euro da marzo 2027 – proseguono i segretari di Fillea, Filca, Feneal – In sintesi, dal mese di febbraio un operaio di primo livello dovrebbe ricevere un aumento lordo di circa 240 euro, tra riallineamento e rinnovo contrattuale. Che di questi tempi sono una vera boccata d’ossigeno. Inoltre, rispetto alla nuova retribuzione, bisognerà ricalcolare i contribuiti che devono essere versati all’Inps, gli accantonamenti per la Cassa edile. Per non parlare di coloro che sono già andati in pensione, che dovranno avere riconosciute le differenze sia retributive che contributive, che andranno a incidere sul calcolo del trattamento pensionistico”.
“Colpa del Comune”
“Insomma una rogna che il Comune avrebbe potuto evitare, e che arriva sia per responsabilità dell’amministrazione Orlando sia per responsabilità dell’amministrazione guidata da Lagalla, che ha comunque manifestato in parte qualche apertura al dialogo, che poi non ha prodotto risultati – aggiungono i segretari Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil Ceraulo, Danese e Puleo –. E lo diciamo perchè i costi del personale edile del Coime sono ancora oggi a carico dello Stato, fino a esaurimento. Il riallineamento delle differenze retributive poteva essere tranquillamente coperto attraverso la rendicontazione annuale che il Comune fa con lo Stato. Cosa che non è avvenuta e che oggi potrebbe fortemente pesare sui bilanci di cassa del Comune”.
“Auspichiamo in una convocazione immediata – concludono i sindacati degli edili – finalizzata a incassare il risultato, senza margini di trattativa. In tutti questi anni il silenzio assordante delle istituzioni e la mancata consapevolezza di una mera lesione dei diritti dei lavoratori edili ci restituisce l’immagine di una amministrazione lontana dalla dimensione di sofferenza economica vissuta dai lavoratori in questi anni”.