Paolo Taormina, il padre: "Voglio guardare l'assassino negli occhi"

“Voglio guardare l’assassino negli occhi: perché ci ha distrutto la vita?”

Parla il padre di Paolo Taormina, il 21enne ucciso in via Spinuzza

PALERMO – “Credo che riuscirei a capire cosa è successo. Guardandolo negli occhi forse scoprirei la verità. Perché ha ucciso mio figlio? Questa domanda si aggiunge all’estrema sofferenza mia e della mia famiglia”.

A distanza di quasi un mese dall’omicidio di Paolo Taormina, avvenuto in via Spinuzza a Palermo, il padre ribadisce di volere incontrare Gaetano Maranzano, reo confesso del delitto. Giuseppe Taormina racconta la convivenza con una realtà “inaccettabile, invivibile”.

“Si è reso conto di ciò che ha fatto?”

E parlando con LiveSicilia aggiunge: “Io e mia moglie andiamo ogni giorno al cimitero, per sentirci più vicino a nostro figlio. Stiamo malissimo, oltre al dolore per l’assenza di Paolo, che ogni giorno si fa più forte, non abbiamo ancora risposte. Ecco perché rinnovo la richiesta di incontrare Maranzano. Non so in che modo potrebbe essere possibile farlo, ma io, da padre della vittima, voglio chiedergli se si è reso conto di ciò che ha fatto. Voglio guardarlo e capire perché ci ha distrutto la vita”. Il movente, insieme all’accertamento di eventuali complici di Maranzano, sono i punti chiave dell’inchiesta.

Il padre di Paolo Taormina: “Dalla felicità al buio più pesto”

Taormina poi ripercorre i momenti di quella tragica notte, quando il 21enne è stato ucciso con un colpo di pistola davanti al locale in cui lavorava, “O Scruscio”, aperto dalla famiglia otto mesi fa. “E’ successo tutto nel giro di pochi minuti. In base a quanto abbiamo ricostruito con alcuni ragazzi che erano presenti – racconta – queste persone sono rimaste al locale per un quarto d’ora circa. Io ero alla cassa, mia moglie e mia figlia erano lì davanti. Alle 2.55 il nostro Paolo era morto, per terra. Ciò ha profondamente segnato il confine tra la nostra felicità e il buio più pesto”.

“Se avessi notato tensioni sarei intervenuto”

“Prima di allora non c’erano stati campanelli d’allarme, nulla poteva farmi immaginare quello che sarebbe accaduto e Paolo era sempre stato sereno. Se avessi notato delle tensioni sarei senza dubbio intervenuto”. Il padre del ragazzo definisce il rapporto con il figlio “idilliaco”. “Mi diceva sempre tutto, non aveva segreti con me. Finiva di lavorare con noi e poi tornava a casa. Nel giorno di chiusura settimanale spesso preferiva rimanere in famiglia. io, mia moglie e i miei figli eravamo felici. E questa felicità ci è stata strappata con estrema violenza”.

L’urlo di dolore per Paolo Taormina e le altre vittime

Una violenza che ha sconvolto l’intera città, che si è stretta attorno alla famiglia del ragazzo e che è scesa in piazza per chiedere provvedimenti concreti. Un urlo di dolore a cui si sono uniti i genitori di altri giovani uccisi a Palermo e in provincia.

Il corteo per Paolo Taormina

“Zone rosse contro la violenza? Ho molti dubbi”

“Un fenomeno dilagante – commenta Taormina – difficile davvero da arginare perché non c’è certezza della pena. Chi agisce con queste modalità non ha rispetto per la vita, non teme niente e nessuno. Sono scoraggiato, non so cosa possa essere in grado di fermare la scia di violenza a cui stiamo assistendo, ma ho la sensazione che le zone rosse abbiano semplicemente svuotato i locali. Il titolare di un pub vicino al nostro, mio amico, mi ha detto che andando avanti così sarà costretto a chiudere, perché al momento non è più possibile nemmeno sostenere l’affitto”. 

Gli Stati Uniti e l’apertura del locale: “Eravamo felici”

“Avevamo aperto il locale con immensa gioia, i miei figli ne erano entusiasti – continua Taormina -. Paolo tempo fa era partito per gli Stati Uniti e aveva lavorato nel ristorante dello zio per un periodo di tempo. Aveva fatto un corso per imparare bene l’inglese, era volenteroso e tenace. Io gestivo un garage, ma quando lui è tornato ha manifestato il desiderio di fare altro. Abbiamo aperto “O Scruscio” anche per regalare momenti spensierati alla gente, per farla stare bene. E invece adesso stiamo vivendo un incubo”, dice Taormina con estrema amarezza.

Un mese senza Paolo Taormina

Tra pochi giorni sarà trascorso un mese da quella tragica notte in pieno centro a Palermo. “Vogliamo ancora una volta ricordare Paolo – conclude il padre – e a noi potranno unirsi tutti coloro che gli volevano bene, chi vorrà starci vicino”. Il 12 novembre, per il giovane sarà infatti celebrata una messa nella chiesa Maria Santissima di Pompei di via Papa Giovanni XXIII, nel quartiere Bonagia, alle 18.


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