PALERMO – Uno scontro in piena regola, la rottura di un feeling che dalla Fiera all’acquario sembrava ormai consolidato. Da un lato Confindustria, dall’altro il comune di Palermo guidato da Leoluca Orlando. Teatro del duello la sede dell’associazione delle imprese in via XX Settembre, nel corso di un confronto a cui hanno preso parte assessori, consiglieri e dirigenti di Palazzo delle Aquile.
La posta in palio del resto è alta, anzi altissima: secondo i dati di Confindustria, su 400 milioni di euro di lavori affidati alle partecipate del Comune almeno la metà potrebbero essere destinati ai privati. “Stabilizzare i precari per noi è stato un disvalore, visto che è stata fatta macelleria sociale sul privato – ha detto il presidente di Confindustria Alessandro Albanese – l’edilizia, la manutenzione stradale, la segnaletica stradale potrebbero essere fatti a prezzo di mercato. Non vogliamo la concorrenza sleale, abbiamo per questo avanzato sette proposte”. Un attacco corale, da parte degli imprenditori, che non hanno lesinato critiche al sindaco per i servizi poco efficienti delle aziende ex municipalizzate che chiudono lo spazio agli imprenditori.
Dal canto suo Orlando non si è tirato indietro, menando fendenti a destra e a manca. “Ognuno faccia il suo mestiere. Qualche imprenditore ha un progetto sulla Fiera o sull’ex Chimica Arenella? Si faccia avanti, siamo disposti ad ascoltarlo. Ma se non c’è, scusate se intanto facciamo da soli come per la Fiera. Qualcuno vuole fare ilo nuovo stadio? Ben venga, Zamparini non è ancora informato che non c’è alcun suo progetto visto che la compensazione edilizia non è più permessa per legge. L’acquario invece va avanti. Purtroppo non riusciamo a comunicare bene quello che facciamo, visto che abbiamo solo una giornalista part-time all’ufficio stampa”.
Ma lo scontro è stato soprattutto sulle municipalizzate. I dati diffusi da Confindustria sono impietosi: i costi ammontano a 260 milioni, di cui il 76% per il personale e appena il 9% per le esternalizzazioni. Ma anche bilanci incompleti o non pubblicati su internet, cattiva governance, pochi investimenti, settori gestiti solo dal pubblico. Le sette proposte prevedono la privatizzazione della videosorveglianza, della manutenzione strade, del bike sharing, della raccolta pubblicitaria di Amat e Gesap, degli impianti sportivi.
“Il presidente della Reset non è contento dell’operato attuale dei suoi dipendenti, ma ci stiamo lavorando – ha detto Orlando – e Perniciaro guadagna 1.450 euro al mese. Non chiedeteci però di licenziare qualcuno per aprire ai privati, ma siccome avremo centinaia di pensionamenti grazie all’interpretazione che speriamo sia accettata per l’esodo incentivato, allora quello che risparmieremo lo useremo per indire le gare con i privati”. Un’apertura di credito per evitare la rottura, anche se il clima non è dei migliori.
Lo scontro si registra anche sul tema della pubblicità: per gli industriali Amat e Gesap internalizzano il servizio togliendo spazi al mercato. “Noi ce la prendiamo con i monopoli che secondo alcuni devono essere infiniti”, ha attaccato il primo cittadino. “Mi spiace notare nelle parole del sindaco un certo condizionamento, quello della pubblicità è un settore gestito da imprenditori siciliani e che prende il 70% delle sue risorse investendolo sul territorio e gran parte nelle casse della pubblica amministrazione – ha replicato Alessio Alessi – ci sono nostri concorrenti che vorrebbero deviare queste risorse altrove. Nel nostro comparto c’erano autorizzazioni a vita, a metà degli anni Novanta le nostre associazioni hanno rinunciato per chiedere pubbliche gare. Abbiamo chiesto anche al comune di Palermo, negli anni Novanta, regole ad hoc. In quel percorso di legalità fummo fermati da una sentenza del Cga Sicilia. Come Confindustria abbiamo voluto il regolamento in esame al consiglio comunale. Amat e Gesap gestiscono in house due concessioni pubblicitarie per le quali ho motivo di ritenere che il valore reddito netto sia notevolmente inferiore a quello che offrivano le vecchie concessionarie”. “Servono norme transitorie possibili, noi chiediamo un regolamento chiaro, io difendo i miei lavoratori”, ha detto Daniele Mirri. “Aiutateci a far approvare il regolamento in consiglio comunale – ha concluso il Professore – sugli impianti sportivi individueremo 3-4 impianti a gestione comunale, gli altri li affideremo a federazioni o privati. Siamo pronti a incontri periodici per dare risposte alle vostre proposte”.

