PALERMO – “I soldi fanno venire la vista ai ciechi e rinascere i morti”, diceva la moglie a Felice Cardinale, uno dei cinque principali indagati per il presunto giro di corruzione alla Motorizzazione di Palermo. Il riferimento, secondo la Procura guidata da Maurizio de Lucia, era al fatto che bastava pagare tangenti per ottenere la patente nautica. Ci sarebbe addirittura chi non ha svolto la prova pratica, mentre quella teorica (quiz e carteggio) risultava superata solo sulla carta oppure agevolata sapendo in anticipo le domande.
Le intercettazioni sulle tangenti
La Polstrada ha chiesto di valutare una sfilza di patenti agli esperti della Capitaneria di Porto. Alla luce delle risposte i candidati avrebbero dovuto risultare “non idonei”. Ce l’avrebbero fatta solo grazie ad “un esteso sistema di corruzione”. Cardinale e i suoi due figli, titolari di scuole guida e agenzie di disbrigo pratiche, si sarebbero rivolti al funzionario Salvatore Troncale per mettere a posto le cose.
I candidati da loro sponsorizzati si presentavano come privatisti e superavano brillantemente la prova. Felice Cardinale spiegava che “qualche cosa” Rosanna Albanese, ex dirigente della Motorizzazione che dipende dalla Regione Siciliana, “l’aveva capita”: “… lei fa lei gli esami tutti bocciati, li fa lui tutti promossi c’è qualche cosa che non va”.
“Lui” era Troncale che dietro pagamento avrebbe sistemato le pratiche ex post: “Ci dobbiamo fare i conti quando c’è Troncale… saliamogliele a Troncale”, diceva Felice Cardinale al figlio Giuseppe.
“Vuole mille euro per ogni ragazzo”
Per fare cosa, visto che “hanno finito” gli esami? “Le aggiunge, gli facciamo tutte le schede, tutte cose tanto la guida la fanno martedì i privatisti”, spiegava Giuseppe Cardinale. “E come dobbiamo fare?… glieli facciamo fare e poi aggiustiamo il verbale… aggiustiamo tutte cose”, aggiungeva il padre.
Tutto aveva un prezzo: “Mi ha detto li facciamo però mi devi dare mille auro a… vuole mille euro per ogni ragazzo”, raccontava Felice Cardinale alla moglie facendo un resoconto della chiacchierata con Troncale.
Non si sarebbero fermati neppure quando era stato arrestato sempre per corruzione Luigi Costa che lavorava nel settore autoveicoli e a casa nascondeva 590 mila euro dietro l’armadio raccolti in anni di servizio e tangenti. “Hanno messo le cose – diceva Cardinale – sono entrati di notte… ci dobbiamo guardare tutti noi, me se lui mi dice: levati il telefono dalla tasca, ma perché mi devo levare il telefono… tu sai qualche cosa”.
“Ho sbagliato i quiz”
La paura delle microspie non ha frenato gli affari. “Il carteggio l’ho fatto giusto ma ho sbagliato i quiz sette errori… ho copiato male”, ammetteva un candidato a Michele Cardinale, un altro indagato della famiglia. La sua prova, però, risulta fra quelle superate. Così come la prova alla quale decisero di fare presentare un altro candidato, un cittadino ghanese, al posto del reale interessato a conseguire la patente. “Quello è un cervellone – diceva Felice Cardinale – parla anche bene l’italiano”.

