PALERMO – Se l’obiettivo era puntellare l’ultimo anno a Palazzo delle Aquile, si può dire che il sindaco lo abbia raggiunto. A quale prezzo, lo si vedrà presto. Leoluca Orlando, dopo mesi di rinvii e silenzi, nomina (dopo otto mesi) l’assessore mancante della sua giunta in quota Italia Viva: una scelta per niente scontata e soprattutto arrivata in grande ritardo, ma che la dice lunga sulla volontà del Professore di puntellare una maggioranza che dalla fine dello scorso anno scricchiola pericolosamente.
Ieri il sindaco ha negato qualunque attrito con i renziani e anzi ha rilanciato: “Cosa farò dopo il 2022? Cose straordinarie – ha detto con un pizzico d’ironia – Continuerò ad amare e a occuparmi di Palermo, per amore e non per consensi”. Una dichiarazione che è ben diversa da quella di qualche tempo fa, quando Orlando disse a chiare lettere che si sarebbe disinteressato di cosa succederà al termine del suo mandato. Gli scenari sono diversi: c’è chi lo dà in attesa di un cenno del Quirinale, chi lo vede diretto verso lidi internazionali non necessariamente di nomina governativa e chi, invece, lo vorrebbe a capo di una lista civica a fianco del Pd (e quindi autonoma rispetto al partito locale) pronta a misurarsi alle urne.
Italia Viva di lotta e di governo
Ipotesi che si rincorrono e che al momento alimentano solo voci e pettegolezzi che stridono con le emergenze del momento: in Ragioneria non riescono a chiudere i bilanci, aleggia lo spettro di un aumento della Tari, c’è l’economia che ristagna, i cimiteri sono pieni di bare in attesa di sepoltura. Un lungo elenco di criticità a cui si sono aggiunte le tensioni politiche con Italia Viva: prima lo scontro con Sinistra Comune sul bilancio, poi la richiesta di dimissioni all’assessore Prestigiacomo sul ponte Corleone, infine il blitz romano per il commissariamento del ponte coinciso col passaggio del presidente del consiglio Totò Orlando, uno che con la giunta non è mai stato troppo tenero.
Il sindaco ha così rotto gli indugi: dentro Toni Costumati (vicinissimo al capogruppo Dario Chinnici) e quindi i faraoniani, nel tentativo di arginarne l’azione politica e di ricondurli a più miti consigli. Un’impresa che comunque non è stata indolore: Italia Viva non ha accettato a scatola chiusa, ha rifiutato di gestire un bilancio ingessato e ha chiesto (e ottenuto) di non restare col cerino in mano nella vicenda cimiteri, tanto che il Professore ha confermato la cabina di regia e ha promesso di formalizzare che la responsabilità politica sarà ancora sua. E poi le deleghe su Verde e Reset, considerate di maggiore impatto mediatico e meno problematiche di un aumento Tari che comunque Iv ha già detto di non voler votare.
Non c’è dubbio che l’ingresso di Costumati giovi all’immagine dei renziani e, soprattutto, alla componente fedele a Davide Faraone: l’arrivo di Francesco Scoma, di Paolo Caracausi e soprattutto di Totò Orlando ha fatto aumentare l’appeal di un gruppo che ora, oltre al presidente di Rap, conta anche su un assessore, oltre a essere la formazione più numerosa di Sala delle Lapidi. Un risultato non da poco, per un partito che a livello nazionale è inchiodato su percentuali risibili ma che a Palermo sembra godere di buona salute e che, come confermato da Renzi in persona all’assemblea nazionale del partito, intende giocare una partita da protagonista proprio a Palermo.
Il dilemma del Bilancio
L’operazione ha costretto il sindaco a chiedere un ulteriore sacrificio a uno dei suoi uomini più fidati, Sergio Marino, che ora si ritroverà in una duplice e non comodissima veste: non solo assessore ai rapporti con Rap, azienda che batte cassa col Comune, ma anche al Bilancio e in generale al controllo finanziario di tutte le partecipate. Una delega solitamente ambita ma che, di questi tempi, è più una iattura: non è un mistero che al momento la manovra 2021 non si possa chiudere a causa dei conti a picco, così come è considerato probabile un aumento della Tari; si aggiunga che a fine pandemia scatteranno anche le sanzioni per i “furbetti” delle tasse, con tutte le prevedibili polemiche. Un peso non indifferente, ma che Marino ha accettato con spirito di servizio e che alla fine potrebbe anche rivelarsi un vantaggio: dover al tempo stesso gestire le richieste di Rap e far quadrare i conti del Comune significherà trovare soluzioni che accontentino tutti. Esattamente quello che finora è mancato.
Anche a Palermo… la transizione ecologica
Il nome è altisonante: transizione ecologica e digitale. Un’espressione divenuta familiare col governo Draghi e che Orlando ha deciso di calare anche su Palermo, sebbene lo strumento non sia quello di un assessorato ma di una cabina di regia. “E’ un tema trasversale, non è un caso che sia un ministero senza portafoglio – ha spiegato ieri il Professore – La cabina di regia fungerà da stimolo e coinvolgeremo anche i consiglieri comunali”. Cosa voglia dire di preciso non è dato saperlo, ma l’impressione è che il Professore voglia usare lo strumento come camera di compensazione per non riaprire i giochi del rimpasto di giunta, accontentando i fedelissimi rimasti a bordo campo.

