Pescatori, "scambio di prigionieri"? Il legale degli scafisti: "Impossibile" - Live Sicilia

Pescatori, “scambio di prigionieri”? Il legale degli scafisti: “Impossibile”

L'avvocato dei cinque scafisti esclude la circostanza presa in considerazione dal giornale panarabo: "Sono detenuti in Sicilia"
IL CASO
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Sarebbe rientrato in “uno scambio di prigionieri” il rilascio dei pescatori siciliani a seguito della visita del premier Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Bengasi: così viene presentato dal giornale panarabo edito a Londra, Asharq Al-Awsat, vicino alle posizioni del generale Khalifa Haftar, in un pezzo on line firmato dal Cairo. Nell’articolo intitolato ‘Haftar conclude un accordo con l’Italia per la liberazione dei suoi pescatori in cambio di detenuti libici’, il giornale scrive che “fonti libiche ben informate” hanno affermato che liberazione dei pescatori sarebbe avvenuta in seguito ad un accordo sull’estradizione di quattro cittadini libici detenuti in Italia. Sempre secondo le stesse fonti, “l’accordo di scambio dei detenuti con l’Italia si è concluso sullo sfondo di una mediazione regionale”. Ma non si aggiungono altri dettagli.

L’avvocato: “In attesa del processo”

“Ho sentito telefonicamente l’altro ieri uno dei miei cinque assistiti che dal carcere mi chiedeva quando e’ fissato il processo in Cassazione. Ritengo impossibile l’ipotesi di scambio per la liberazione dei nostri connazionali.
Una ipotesi che credo non sia mai stata presa in considerazione come detto anche dal Procuratore generale di Catania’. E’ quanto afferma all’ANSA, l’avvocato Michele Andreano, difensore, su mandato dell’ambasciata della Libia a Roma, dei cinque scafisti arrestati nel 2015 per il naufragio dell’imbarcazione su cui viaggiavano dove morirono 40 migranti. “I cinque sono detenuti attualmente in Sicilia, nella carceri di Palermo, Caltagirone, Trapani e Caltanissetta – aggiunge il penalista -. Siamo in attesa che venga fissato il processo davanti alla Suprema Corte. In secondo grado uno di loro è stato condannato a 20 anni e a 30 anni di carcere gli altri tre”.

Gasparri: “Conte chiarisca”

“Ero stato facile profeta ieri in aula a chiedere se il governo Conte avesse in qualche modo trattato con realtà libiche per ottenere l’auspicata e indispensabile liberazione dei nostri pescatori. Ora sto presentando un’interrogazione urgente al governo per sapere se sia vero quanto sostiene il quotidiano panarabo ‘Asharq Al-Awsat’ il quale citando “fonti libiche ben informate” afferma che “l’accordo di scambio di prigionieri con l’Italia si è concluso sullo sfondo di una mediazione regionale che riguarderebbe l’estradizione” di quattro cittadini libici condannati in Italia come scafisti. Voglio sapere con urgenza se ciò sia vero. Ma non si possono mettere sullo stesso piano dei lavoratori onesti e liberi, sequestrati ingiustamente e degli scafisti processati e condannati nel nostro Paese. Come stanno le cose? Ce lo dicano subito e alla luce del sole. Lo chiedo a Conte pubblicamente. Noi abbiamo chiesto la liberazione dei lavoratori ingiustamente rapiti, ma riteniamo che non possano essere equiparati a degli scafisti e trafficanti di persone che invece devono rimanere a scontare la loro pena in Italia”. Lo dichiara il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri.

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Commenti

    Se così fosse perché abbassarsi pure alla passerella di Bengasi?

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