Oggi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sarà a Palermo, per la visita al Castello Utveggio: un luogo prestigioso, riconsegnato alla Sicilia. Diamo il nostro bentornato, con più voci, a un grande Capo di Stato siciliano, capace di coniugare al meglio la nobiltà politica, il rigore e l’impegno civile antimafia. Che Sicilia sarà quella che l’accoglie?
La brutta politica
Il Presidente troverà, oltre al resto, una Sicilia caratterizzata da certa brutta politica, in fibrillazione da campagna elettorale imminente: nei fatti, già avviata. Un contesto lanciato, si è visto anche con l’ultima tragedia degli incendi, sulla rotta della strumentalizzazione e della reciproca delegittimazione, salvo rare eccezioni.
Tutto è invettiva. Tutto è istantanea social. Tutto è algoritmo schiumante di rabbia. Il recente dibattito all’Ars ha dato l’idea di uno stanco dimenarsi bipartisan, orientato nella difesa dei privilegi, sotto il velo incartapecorito della messinscena. Come se fossero parti in commedia, intercambiabili, a beneficio dell’elettore-spettatore. Le urla belluine e i silenzi omertosi, insieme, descrivono lo spirito deteriore della politica, in Sicilia.
Pure la questione morale, argomento più volte richiamato dal nostro giornale, spogliata di ogni approfondimento autocritico, ha assunto il nonsenso di un’arma dialettica, pensata per proteggersi e per attaccare l’occasionale avversario. Troppo e troppo poco.
L’antimafia a pezzi
Il Presidente della Repubblica rintraccerà, inoltre, i segni di una antimafia a pezzi, come ha dimostrato l’anniversario di via D’Amelio, lo scorso 19 luglio, tramontato in un buio fitto di polemiche.
Una deriva che ha molto a che fare con la politica di cui sopra, ma che provoca una maggiore sofferenza. I politici passano, i valori, condivisi intorno al sangue dei martiri, dovrebbero essere durevoli. Non è così. Ci eravamo illusi.
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In ogni modo, al Capo dello Stato, offriamo, col saluto, un sussulto di speranza. C’è una Sicilia che non ha mai abbandonato l’idea di rinascere. Anche per questo, riconoscendosi nel suo profilo nobile, lo accoglierà – come lo accogliamo noi – con sincero affetto.
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