CATANIA – Lo scorso ottobre aveva presentato un esposto alla Procura Generale per denunciare di “essere vittima di un’ingiustizia”. La lettera ha portato ad un indagine nei confronti di tre poliziotti che ora dovranno presentarsi davanti ad un giudice. Paolo Rino Torre, proprietario di un bar di Acireale, nella sua missiva raccontava l’episodio avvenuto durante il carnevale del 2012 dove un agente fuori dal servizio lo avrebbe accusato “ingiustamente – secondo l’imprenditore – di minacce e aggressione”. Accuse di cui Torre rispose anche davanti ad altri due poliziotti che “intervenirono durante la lite avvenuta all’interno del locale e registrata dalle telecamere di video sorveglianza” (Un frame di quelle immagini nella foto in home page).
La Procura Generale ha chiesto la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’agente di polizia che dovrà rispondere delle accuse di calunnia e falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale. L’avvocato generale Salvatore Scalia ha chiesto il rinvio a giudizio anche per il titolare del bar di Acireale e della moglie “per non aver dato indicazioni sulla propria identità personale”. Ora dovrà essere il Gup Laura Benanti, che ha fissato l’udienza per il prossimo 7 maggio, a decidere se il poliziotto dovrà affrontare il processo.
Per gli altri due poliziotti, che nel 2012 erano di servizio ad Acireale, è stato disposto dalla Pm Sabrina Gambino il giudizio immediato e dovranno presentarsi davanti al Tribunale monocratico il 20 giugno prossimo. Nel decreto di citazione diretta si legge che i due sono accusati in concorso del reato di lesioni per “aver colpito Rino Paolo Torre con uno schiaffo facendolo cadere dalla sedia, colpendolo, una volta a terra, con dei calci, una volta rialzatosi, con dei pugni in facci, gli cagionavano lesioni personali clinicamente refertate in diversi traumi giudicate guardibili in 10 giorni. Con le aggravanti di aver commesso il fatto per motivi abbieti e futili e abusando dei poteri e della funzione da loro rivestita”.
Nella richiesta di rinvio a giudizio per il poliziotto e i due titolari del bar si leggono in modo preciso le accuse mosse dalla Procura Generale. “Il disegno criminoso” riguarda le false attestazioni che l’agente avrebbe fornito ai colleghi prima affermando di “essere stato aggredito da Paolo Rino Torre” circostanza evidenziata anche in un’annotazione di servizio (non veritiera secondo l’accusa) che “aveva tentato di identificare, per motivi di servizio, la cassiera del bar ed era stato raggiunto da Torre che, opponendosi, usava violenza nei suoi confronti strattonando e prendendolo per il collo” e incolpava Torre “pur sapendolo innocente – scrive la Procura generale – dei reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate”. Accuse respinte dal poliziotto che a sua volta ha avanzato richiesta di risarcimento danni nei confronti dell’imprenditore acese per l’aggressione subita che, viste le ferite subite e refertate dall’ospedale con una prognosi di 10 giorni, non gli ha permesso di poter tornare a lavoro e prestare servizio.
In merito alla posizione del titolare del Bar, difeso dall’avvocato Giuseppe Lipera, la Procura Generale parla di offesa all’onore e al prestigio dell’agente e si fa menzione di diverse frasi pronunciate nelle fasi concitate dell’alterco all’interno del locale. “Se non ti ni vai subitu da qui ti vegnu a ciccari a casa e t’ammazzu”, “Non mi darò pace finché non ti vedrò morto..”. E altre frasi dello stesso tenore. Di queste accuse i due “protestano la propria assoluta innocenza – si legge in una nota del difensore Lipera – e chiariranno la propria posizione in sede di giudizio”.
L’avvocato Lipera inoltre ha annunciato che nel corso del procedimento ai due poliziotti accusati di lesioni “si costituirà parte civile, al fine di richiedere tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali patiti dal titolare dell’esercizio commerciale”

