CATANIA – La data c’è ed è molto attesa nel mondo politico: è stata fissata la prossima udienza del processo a Salvo Pogliese per la gestione dei fondi del gruppo Pdl all’Ars.
Il processo
Un processo che non riguarda l’operato di primo cittadino di Pogliese, che è stato rinviato a causa della pandemia. La data di fissazione della nuova udienza, che dovrebbe essere l’ultima, con annessa sentenza, non è mai stata diffusa negli ultimi mesi. LiveSicilia ha potuto verificare: appuntamento il 23 luglio alle 15.00.
La sentenza
Dalla sentenza, che a palazzo degli Elefanti nell’entourage del primo cittadino attendono con tranquillità, dipende la prosecuzione dell’azione amministrativa dei prossimi mesi, per via della legge Severino.
Le accuse
Il pubblico ministero Laura Siani ha chiesto la condanna a 4 anni e tre mesi per Salvo Pogliese. Tra le spese contestate ce ne sono alcune effettuate con i fondi destinati al gruppo Ars del Pdl: 1.200 euro per la “sostituzione di varie serrature e varie maniglie per porte” in uno studio professionale di famiglia, 30 mila euro per soggiorni in albergo a Palermo, anche assieme ai famigliari, cene e spese di carburante, 280 euro per la retta scolastica del figlio e 30 mila ero in assegni girati sul conto personale. Da qui l’accusa di peculato.
La difesa
Il sindaco di Catania è certo di essere estraneo a ogni accusa. Dopo le richieste di pena ha commentato così: “Non stupisce più di tanto che la pubblica accusa abbia confermato un orientamento che peraltro persegue da quasi dieci anni. Sono fiducioso che si affermerà la mia correttezza rispetto ai fatti, che sono ben diversi da quelli teorizzati dalla Procura, che per dovere d’ufficio è chiamata a svolgere proprio questa funzione di sostenere la tesi accusatoria”. “Spiace, semmai, constatare – ha aggiunto Pogliese – che nonostante le evidenze dibattimentali lo abbiano dimostrato con chiarezza, si sia deciso di non tenere conto che i rimborsi sono stati da me anticipati, per pagare contributi previdenziali e stipendi ai dipendenti del gruppo parlamentare dell’Ars, e quelli spesi per fatti personali, in realtà, ne sono solo un parziale recupero dell’onerosa anticipazione effettuata. Caso assolutamente unico nella storia parlamentare; una circostanza – aveva concluso – di cui non si può non tenere conto in un giudizio della magistratura giudicante che sono certo sarà sereno, trasparente e ancorato alla realtà oggettiva”.
Adesso, la parola passa al giudice.

