Continua la polemica attorno alle parole della docente della scuola di Amici Alessandra Celentano. A rendersi protagonista della risposta è stata un’avvocato: Antonella Pavasili. Libera professionista originaria del messinese, Pavasili si è scagliata contro il personaggio del celebre format televisivo condotto da Maria De Filippi con una lettera aperta pubblicata su Facebook. E le reazioni sono state non poche: oltre 20 mila fra Like e 17mila condivisioni.
LEGGI ANCHE: “Parla così perché siciliano”: Celentano choc, scatta la rivolta
“Indecisa se scrivere nella mia lingua madre o in italiano – inizia la lettera di Antonella Pavasili -, alla fine ho optato per l’italiano, così da essere certa che lei comprenda. Perché per comprendere il siciliano, lingua conosciutissima e compresa ovunque, grazie a certi signori che non sto nemmeno a ricordarle (sarebbe probabilmente fatica sprecata), non basta esserci nati in Sicilia, occorre altro. Occorrono – prosegue – , soprattutto, la capacità e il coraggio di rompere le gabbie del pregiudizio, di aprirsi ad una cultura ricca di sfaccettature ed eccessi, di teatro e dramma, di lacrime e risa, di rabbia e quiete. E lei prosegue l’avvocato messinese -, evidentemente, non possiede queste qualità. Pazienza, sopporteremo anche questa iattura”.
Poi Pavasili incalza: “Figghiuzza bedda, è troppo difficile tollerare in silenzio la rozzezza dell’equazione da lei propugnata in una trasmissione televisiva di grande successo quale Amici!In estrema sintesi, secondo il suo genio, il giovane Nunzio, concorrente siciliano, non parlerebbe bene l’italiano perché, appunto, siciliano. E quindi, per estensione, tutti i siciliani partiremmo da questo gap”.
La giurista mette le mani avanti rispetto a correzioni. “Forse, in un impeto di generosità, lei sarebbe anche disposta ad ammettere che qualche rara eccezione vi sia a queste latitudini. Ma solo, appunto, in via eccezionale. Ecco Maestruzza bedda, io non me lo piglio il disturbo di ricordarle quanta cultura sia partita da questo triangolo accucciato sul Mediterraneo. Temo addirittura – scrive la donna – che certi nomi lei non li abbia mai nemmeno sentiti pronunciare, sennò non si spiega”.
Poi la richiesta: “Torni sull’argomento e chieda scusa. No, no. Non chieda scusa per ciò che ha detto al giovane siciliano ma per la stucchevole, inutile e ipocrita affermazione successiva, pronunciata dopo la reprimenda della De Filippi. ‘Ma io amo la Sicilia!'”
LEGGI ANCHE: Il racconto della professionista: ecco perchè l’ho fatto
“Ma che fa lei, babbìa?” è la domanda dell’avvocato che prosegue: “Per chi ci ha preso? Pensa davvero che siamo dei minc***** disposti ad accettare la sua graziosa elargizione?” E quindi la risposta: “No, davvero. Non ce ne facciamo niente dell’amore a perdere di una poveretta imbrigliata nelle cinte del pregiudizio. Se lo tenga stretto il suo amore, ne facciamo volentieri a meno. Chieda scusa e si allontani. Leggiu, leggiu, a passu i danza. Sulle note del marranzano. Con la sua abile maestria. Non sentiremo la sua mancanza. Quaggiù – prosegue la professinista – ce la caveremo bene anche senza il suo amore. Tra un errore di grammatica e un bel tramonto. Mentre i mandorli esplodono. E tutti cantiamo……ciuri ciuri, ciuri di tuttu l’annu..,Pardon, Maestruzza bedda – la conclusione -, mi sono lasciata prendere la mano e sto scivolando pericolosamente sulla mia lingua”.

