CATANIA. Non ci sarebbero dubbi, secondo il gup di Catania Giovanni Cariolo, sull’esistenza di una struttura organizzativa, composta da Vincenzo Musumeci, Oualid Laabadi e Riccardo Calabretta, finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Nelle 126 pagine di motivazioni della sentenza del processo con rito abbreviato, scaturito dall’operazione denominata Idria, il giudice, che ha inflitto ai tre imputati una condanna complessiva a quasi 30 anni di carcere, definisce consolidato il legame associativo tra i tre e attribuisce a Musumeci il ruolo di “promotore e dirigente del gruppo, con specifici compiti di contatto con l’esterno, sia con i fornitori che con gli acquirenti”. In un’intercettazione è lo stesso Musumeci a dar prova del proprio ruolo apicale.
MUSUMECI V.: “Io non c’ero qua, perché io ero a Messina, no? Però gli avevo organizzato la sera tutte cose. Sono andati là, hanno preso due chili di bastarda e stava tornando con la macchina. Io gli ho mandato due macchine, no?”.
Seppur si tratti di una struttura essenziale, così la definisce il gup, sarebbe stata stabile, con ruoli ben precisi e con un territorio di riferimento, la fascia ionica da Giarre a Giardini Naxos, con base a Nunziata, frazione di Mascali.
Un’ulteriore prova dell’esistenza di un gruppo ben consolidato verrebbe da alcune intercettazioni precedenti all’arresto per detenzione di sostanze stupefacenti di Oualid Laabadi, che testimonierebbero la preoccupazione di Vincenzo Musumeci nel garantire subito l’assistenza legale per il sodale.
L’associazione avrebbe avuto anche la piena disponibilità di un’arma, come documentato da altre intercettazioni. E’ il 10 aprile del 2011 quando Vincenzo Musumeci, nella propria auto, racconta a due interlocutori di essere stato protagonista di una rissa nella discoteca Taitù di Giardini Naxos con un esponente giarrese del clan Laudani. Una rissa che sarebbe proseguita anche fuori dal locale quando Musumeci, così racconta, avrebbe raggiunto l’abitazione del pregiudicato.
MUSUMECI V.: “Abbiamo sbagliato porta allora noialtri…perché alle sei di mattina siamo andati a suonargli (riferisce quanto detto dalla mamma del ragazzo) “mio figlio non c’è, mio figlio è coricato” oh pezzo di merda chiama a tuo figlio, muoviti…, che è meglio che lo chiami ora, anziché dopo, perché dopo le cose si complicano… (riferisce quanto di nuovo detto dalla madre del pregiudicato) “sta dormendo” cinque minuti prima era arrivato a casa, hai capito? Merda…e si è andato a nascondere sotto il letto…noi eravamo armati di pistole sotto casa, hai capito? No la verità, non c’è niente di scena. E’ la verità, lo sa anche lui…perché, se quella sera lui scendeva, compare, lui quella sera moriva…tranquillo compare, non ce ne erano discussioni…”.
Il prossimo 14 gennaio si aprirà, davanti alla terza sezione penale della Corte d’Appello di Catania, il processo di secondo grado.

