Protesta degli ex operai Portitalia | Scendono dalla gru

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La protesta degli ex operai Portitalia a Palermo
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Chiedono alla nuova amministrazione giudiziaria della società che si occupa di servizi portuali.

Palermo
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2 min di lettura

PALERMO – Tre ex lavoratori Portitalia, oggi esodati, sono saliti per protesta su una gru a 50 metri di altezza, nella banchina quattro venti al porto di Palermo. Chiedono alla nuova amministrazione giudiziaria della società che si occupa di servizi portuali, di essere riassunti per poter maturare i requisiti pensionistici senza i quali restano di fatto senza lavoro, senza pensione o ammortizzatori sociali. “Si tratta di tre lavoratori dalla ex Tcp la Terminal container Palermo passati alla Portitalia, oggi in amministrazione giudiziaria – spiegano Domenico Seminara Filt Cgil, Nino Napoli Fit Cisl Portuali e Marcello Buccafusca Uiltrasporti – . Di fatto la vecchia amministrazione giudiziaria aveva garantito loro che il passaggio sarebbe avvenuto in continuità di rapporto di lavoro per poter usufruire della mobilità lunga che li avrebbe accompagnati alla pensione, cosa che invece di fatto non è avvenuta per errore della stessa vecchia amministrazione. Oggi sono disperati, non possono andare in pensione e non hanno un sostentamento”.

I tre lavoratori chiedono dunque di essere reinseriti a lavoro dalla Portitalia. “Non capiamo perché – concludono Seminara, Napoli e Buccafusca – la nuova amministrazione giudiziaria non voglia riparare agli errori della vecchia, e si oppone al loro rientro. Non scenderanno dalla gru se non otterranno risposte” .

 *Aggiornamento delle 16.27

“Prima di salire sulla gru, stamattina, ho salutato mia moglie, e ho con me carta e penna per scrivere la mia lettera d’addio. Perché o l’amministrazione giudiziaria dell’azienda risolve subito il problema o mi butto giù”. Lo dice Francesco Buccafusca, 60 anni, uno dei tre operai che da stamani si trovano su una gru alta 50 metri nel porto di Palermo. Gli operai due anni fa hanno firmato un accordo per la mobilità lunga con l’azienda per la quale lavoravano, la Portitalia, in amministrazione giudiziaria.

L’intesa prevedeva 48 mesi di mobilità fino all’accompagnamento alla pensione, ma nell’aprile dell’anno scorso l’Inps, dopo 14 mesi, ha sospeso l’assegno in quanto non sarebbe stata riconosciuta la continuità lavorativa degli operai che erano transitati in Portitalia provenendo dalla Tcp, altra azienda portuale. “Ho lavorato 40 anni – aggiunge l’operaio – e ora per un problema non certo causato da me mi ritrovo senza assegno di mobilità e senza altro reddito. Da un anno chiediamo spiegazioni all’amministrazione ma prendono sempre tempo e non ci danno risposte concrete. Io voglio rientrare al lavoro a questo punto oppure mi diano quello che mi spetta. Ho già venduto l’auto, ho un mutuo da pagare. Da questo mese non potrò neppure versare i contributi volontari – conclude – perché nel fondo dell’azienda non ci sono più soldi per me. Questo significa che potrò andare in pensione nel 2025”.

*Aggiornamento ore 29.39
Dopo avere ottenuto l’impegno di un incontro domani in Tribunale per cercare una soluzione alla loro situazione di esodati, sono scesi dalla gru, alta 50 metri, i tre ex operai dell’azienda Portitalia in amministrazione giudiziaria, che sono rimasti barricati per ore. Fondamentale la mediazione dell’amministratore giudiziario Franco Lagro, che ha seguito di persona la vicenda, interloquendo col giudice Ettorina Contini della sezione misure di prevenzione del tribunale.

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