PALERMO- Il fallito blitz per l’arresto di Bernardo Provenzano del 31 ottobre 1995 a Mezzojuso (Palermo) è stato al centro della deposizione del magistrato Nicolò Marino al processo sulla trattativa Stato-mafia. All’epoca dei fatti Mario Mori, uno degli imputati del processo, ricopriva l’incarico di vice comandante operativo del Ros. Il colonnello Michele Riccio era stato avvisato della presenza di Provenzano in un casolare nelle campagne di Mezzojuso da un suo confidente, Luigi Ilardo, ucciso a Catania il 10 maggio del 1996 proprio alla vigilia della formalizzazione della sua condizione di collaborante. E proprio al pm Nicolò Marino, allora titolare del procedimento per l’omicidio di Luigi Ilardo, Riccio ha confidato che assieme ai suoi uomini avevano atteso l’autorizzazione dai suoi superiori, Mori e Mauro Obinu.
“Riccio mi parlò – ha detto Marino – del fatto che aveva predisposto anche un numero adeguato di uomini pronti ad intervenire. Ma il consenso non arrivò”. Marino ha riferito che Riccio gli aveva confessato di non riuscire a comprendere il motivo per cui non era stato autorizzato l’intervento anche se lasciava intendere che ci fosse qualcos’altro, o comunque una ragione diversa da quella che gli avevano dato i suoi superiori. Riccio contattò poi Marino per chiedergli un incontro qualche giorno prima che venisse arrestato il 6 giugno 1997 per i fatti di Genova. Secondo gli inquirenti genovesi, il colonnello Riccio, assieme ad altri marescialli, avrebbe condotto indagini di polizia giudiziaria in modo spregiudicato, gestendo grossi quantitativi di droga senza riferirne ai superiori. Riccio disse a Marino che l’inchiesta di Genova aveva subito un’accelerazione soltanto dopo la vicenda Ilardo. (ANSA)

