Dunque, anche Matteo il fiorentino cadde nel ridicolo per via del Ponte sullo Stretto, che è sempre lo stratagemma dei momenti di stanca, per ravvivare un pubblico freddino al cospetto di un circo di quarta serie.
Intendiamoci, il Ponte potrebbe essere di per sé una cosa seria, ma, nel corso dei decenni – da De Gasperi a Berlusconi – è diventato un trucco di scena, un vaneggiare di clown in pista, un tentativo per racimolare spiccioli di consenso.
Cosa faccio?, si sarà detto Matteo. La Sicilia è persa irrimediabilmente per colpa del governo tremendo di Saro Crocetta da Gela, il referendum forse pure. Allora, io che faccio?, si sarà ri-detto. Dai, mi sparo la grande opera che non ci sarà mai e chissà che qualche gonzo non abbocchi: il Ponte su quel mare di guai che è la Sicilia rappresenta, infatti, il traguardo oltre l’orizzonte, che mai si raggiunge soprattutto quando qualcuno afferma che – stavolta sì – ci siamo. Ed è la madre di tutti gli inganni: un delirio di nuvole e mancate promesse sparpagliate come perline, pur di allocchire il buon selvaggio siciliano.
Ovviamente, Rosario Crocetta, fiutando un irresistibile profumino di show mediatico, si è precipitato all’istante: “Se ci sono i soldi si fa, non sarà certo la Regione a mettersi di traverso”, ha dichiarato. E però – riflettendoci – se perfino il presidente-primattore usa qualche cautela e condisce la sua orazione di inusuali ‘se’, significa che davvero Matteo l’ha sparata tanto grossa da bucare il tendone del circo e superare incredibilmente lo stesso Crocetta nel vizio della demagogia.
Il risultato? Una selva di pernacchie al posto degli applausi che il premier gigliato aveva probabilmente messo in conto. Un altro sintomo di scarsa lucidità per chi trasformava in oro ogni metallo al suo tocco e adesso non ne azzecca quasi più una, compiendo il percorso inverso: dall’oro alla patacca.
Una sparata, sì. Tanto che l’umile e insignificante trazzera dell’incantatore a Cinque Stelle e dei suoi fidi, al paragone, sembra un’opera di imbattibile necessità. Infatti, Beppe Grillo espettora: “Centomila posti di lavoro ha detto Renzi. Tutti sul ponte? Lo stretto è largo 3.140 metri. Ipotizzando un operaio ogni metro, non ci stanno 100mila operai, quindi li metteranno a strati come i savoiardi. Uno strato di operai, uno di mascarpone, uno di operai, uno di mascarpone”.
E come non sorridere di mestizia alla battuta felice della deputata forzista Jole Santelli: “Renzi è diventato come il Divino Otelma, dopo avere criticato per anni il vecchio sistema. Pur di tentare di vincere il referendum, sarebbe disposto ad annunciare l’impossibile”.
Alla fine, l’unico ponte dei sospiri di Matteo sarà quello che porterà i grillini dritti a Palazzo d’Orleans, poiché nessun isolano consapevole rivoterebbe Saruzzo da Gela o il partito che gli ha permesso di regnare, nonostante gli effetti speciali. Ma povera Sicilia, stretta tra perline colorate, trazzere che non portano in nessun posto, inguardabili numeri circensi e spelacchiati incantatori di folle.

