"Quella nomina è illegale" | E 'Alfanino' rischia il posto

“Quella nomina è illegale” | E ‘Alfanino’ rischia il posto

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Dubbi sulla legittimità dell'assunzione del fratello del ministro a Postecom. Ecco perché.

L'inchiesta
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2 min di lettura

E adesso Alfano junior, a quanto pare, rischia il posto, con relativo stipendio altolocato. Le tante contraddizioni di un incarico profumatamente pagato alle Poste – con una polemica che ha travolto, politicamente, il fratello di Alessandro, il più famoso Angelino – sono arrivate al pettine.

Scrive Repubblica: “Un contratto d’oro che ora rischia di essere dichiarato nullo. Perché sul tavolo della Corte dei conti è finita una relazione investigativa che segnala come la procedura di assunzione in Postecom di Alessandro Alfano abbia violato la legge. Quell’incarico da 160 mila euro lordi, cifra poi lievitata fino a duecentomila con il passaggio ad altri incarichi, è stata fatta senza alcuna procedura comparativa documentata e documentabile”.

Secondo Rep che cita ‘le carte giudiziarie’, l’iter per il reclutamento di ‘Alfanino’ avrebbe tre anomalie: mancherebbe la ‘scheda richiesta assunzione’, non ci sarebbe alcun riscontro di un ‘colloquio conoscitivo’ e non risulterebbe predisposta ‘la scheda informativa del colloquio’.

“Alfano jr, è scritto ancora nel documento all’esame dei magistrati contabili, ‘non era neppure stato annoverato nella rosa dei primi (cinque) candidati individuati nel 2013 e, neppure quando si è deciso di accantonare tali nominativi e di procedere alla ricerca del candidato con il profilo più adatto sul profilo Linkedin, inserendo le caratteristiche richieste, il suo nominativo è apparso’ fra i dieci individuati. In pratica, ‘visto l’esito negativo della ricerca effettuata con i parametri curriculari’, i vertici dell’azienda ‘hanno cercato direttamente sul portale Linkedin il nominativo di Alessandro Alfano, di cui è apparsa la schermata’. Di lì a poco, il giovane agrigentino dal cognome pesante ha centrato l’incarico”.

Ecco servita l’ennesima puntata di una storia che ha sollevato grande scalpore politico-mediatico. Appena ieri, la penultima tappa. Dopo quattro anni in Poste non risulterebbe alcun documento firmato da Alfanino. E qualcuno, nel Cda, avrebbe nutrito più di un dubbio su quella nomina controversa.

 

Del caso si era già occupato la trasmissione ‘Report’ con la famosa sottolineatura sul ‘bagno personale’ nell’ufficio del fratello del ministro. Che Alfanino potrebbe perdere, insieme a tutto il resto.

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