Quell'ultima telefonata a Christian |"Morire così è inaccettabile"

Quell’ultima telefonata a Christian |”Morire così è inaccettabile”

Quell’ultima telefonata a Christian |”Morire così è inaccettabile”

Parla Luana Pandolfini, la vedova di uno dei marittimi morti nella nave Sansovino. La sua lotta per la verità passa da Catania.

l'intervista
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CATANIA – Alla fine la commozione prevale. La voce rotta. Le lacrime di una donna che ha baciato suo marito una mattina mentre andava al lavoro. Ma Luana Pandolfino non sapeva che quello sarebbe stato il suo ultimo bacio a Christian Micalizzi. Perché il padre dei suoi due figli è una delle vittime del tragico incidente della nave Sansovino, attraccata al porto di Messina. Era il 29 novembre 2016: tre marittimi sono stati uccisi da un gas tossico che si è propagato in un locale della stiva. Attraverso i ricordi di Luana ripercorriamo i sorrisi dell’ultima telefonata, poi l’angoscia, la preoccupazione, la corsa al Policlinico e infine il dolore. Dolore inconsolabile.

Quando ha sentito l’ultima volta Christian?

Io ho sentito mio marito l’ultima volta prima dell’incidente al telefono intorno a mezzogiorno. Quella mattina ero stata dal pediatra per la visita della bambina. Gli ho raccontato come era andata e lui era molto contento. Però è stata una telefonata molto veloce perché lui mi ha detto che c’erano gli armatori e aveva molto da fare. E quindi mi ha detto che mi avrebbe richiamato più tardi.

Le ha spiegato di cosa si stava occupando?

Veramente no.

Quella mattina suo marito è andato al lavoro preoccupato?

No assolutamente. Lui tornava ogni sera dal lavoro molto stanco e mi diceva che c’erano troppi lavori da fare. E non mancavano gli intoppi.

Torniamo al 29 novembre 2016. Quando arriva la chiamata della tragica notizia?

In realtà non mi arriva alcuna chiamata. Mio padre lavora vicino al porto. Quel pomeriggio, intorno alle 15.15, è passato dove era attraccata la nave ed ha notato ambulanze, elicotteri, vigili del fuoco. Mio padre cerca di entrare, il cancello però era chiuso. Allora chiede di mio marito ma non c’era nessuno che gli dava notizie. Allora mi ha telefonato chiedendomi se avevo sentito Christian. E io gli racconto che lo avevo sentito qualche ora prima al telefono. A quel punto però mio padre mi racconta quanto avevo visto e io mi preoccupo e provo a chiamarlo al telefonino. La prima volta non mi risponde, la seconda volta neanche, la terza ancora niente. Alla quarta telefonata risponde una dottoressa del Policlinico che mi spiega che mio marito era al pronto soccorso e mi chiede di raggiungerla perché aveva bisogno dei suoi dati. Nonostante le mie domande mi diceva che mio marito era intossicato e non poteva parlare e che dovevo urgentemente andare al Policlinico. A quel punto ho chiamato mio padre e l’ho informato che Christian era in ospedale. Quindi mio padre ha chiesto un permesso dal lavoro e mi ha accompagnato. Io durante il tragitto ho chiamato il pronto soccorso e ho chiesto alla dottoressa di dirmi se fosse successo qualcosa di grave a mio marito. Io avevo un brutto presentimento. Ma la dottoressa mi ha risposto che non mi poteva dire niente. E così sono arrivata lì ed ho capito che era accaduto qualcosa di grave. Perché invece della solita entrata del pronto soccorso (la voce rotta dalle lacrime, ndr), ero davanti all’obitorio.

Cosa l’ha spinta a rivolgersi a un avvocato?

Il giorno dopo eravamo lì all’obitorio e vedevo che mi giravano attorno i giornalisti. Sentivo vociferare che qualcosa era andato storto. E quindi volevo vederci chiaro: perché è inaccettabile che un uomo muoia sul luogo di lavoro. Mi ha spinto il fatto che penso sia successo qualcosa di anomalo. Sentivo mille voci e intanto mio marito non c’era più. E io dovevo capire, a tutti i costi, quello che era successo.

Lei in questo anno e mezzo si è fatta un’idea di quello che è successo?

Sì.

Cosa pensa?

Penso che c’erano molte cose che non andavano. Penso ci sia stata tanta incompetenza. Su mio marito, invece, penso tante altre cose.

In che senso, cosa intende?

Penso che mio marito è stato troppo buono.

L’azienda le è stata vicina in questo periodo?

Assolutamente no. Nel momento in cui lui è morto con la bocca erano tutti disponibili, ma con i fatti nessuno si è veramente interessato delle famiglie delle vittime. Non c’è stato alcun appoggio.

Cosa si aspetta da questo processo?

Giustizia. Non posso sperare altro.

Il mensile S, attualmente in edicola, ha pubblicato in esclusiva alcune immagini tratte dalle telecamere di sorveglianza della nave Sansovino che hanno registrato attimo per attimo quei momenti dell’orrore. Quel filmato sarà sicuramente uno dei pezzi probatori più importanti del processo che si aprirà a giugno. La speranza della moglie di Christian, assistita dall’avvocato Gianluca Costantino dello studio Pollicino di Catania, è di arrivare alla verità. Almeno processuale. Anche se nulla potrà asciugare le lacrime di Luana.

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