La rapina al titolare di Bagagli | Assolto dopo 19 mesi di carcere - Live Sicilia

La rapina al titolare di Bagagli | Assolto dopo 19 mesi di carcere

L'avvocato Antonio Turrisi

In appello cade l'accusa per Gaetano Di Mariano, imputato per la rapina al titolare di Bagagli, una catena di negozi di accessori oggi in amministrazione giudiziaria. In primo grado era stato condannato a nove anni.

PALERMO – Assolto e scarcerato. Dopo avere trascorso in cella un anno e sette mesi. In appello cade l’accusa per Gaetano Di Mariano, imputato per la rapina al titolare dei negozi Bagagli, una catena di punti vendita oggi in amministrazione giudiziaria. Sentenza ribaltata, come richiesto dal difensore, l’avvocato Antonio Turrisi, dopo che in primo grado Di Mariano era stato condannato a nove anni.

Il 5 febbraio 2012, un gruppo di malviventi attende Filippo Giardina rientri a casa, nella zona dell’Uditore. Hanno il volto coperto e sono armati di pistola. Giardina ha in tasca alcune migliaia di euro, l’incasso della giornata di lavoro. I rapinatori gli strappano via pure il Rolex che tiene al polso. Giardina tenta una reazione. Chiede aiuto ad un un uomo che transita in zona e iniziano assieme un inseguimento in macchina, tallonando l’auto dei rapinatori.

Giardina riesce a memorizzare alcuni numeri di targa. Gli investigatori risalgono al proprietario, almeno così sosteneva l’accusa. L’auto è in uso a Di Mariano, pregiudicato di corso dei Mille. Del quale vengono estratti i tabulati telefonici. Si scopre che il suo cellulare nei giorni antecedenti al colpo ha agganciato le celle della zona del centro città, dove hanno sede alcuni negozi Bagagli. Segno, secondo gli investigatori, che l’imputato avrebbe studiato i movimenti della vittima.

E Di Mariano finisce sotto processo. La ricostruzione della Procura regge in primo grado. Arriva la stangata della condanna a nove anni, anche se l’imputato si dichiara innocente. Ora la seconda sezione della Corte d’appello ribalta la sentenza e manda assolto l’imputato. L’avvocato Turrisi ha puntato sull’inattendibilità del percorso che portò all’identificazione della macchina. Non c’erano tutti i numeri di targa e si parlò prima di una Fiat e poi di una Ford, salvo infine emergere che si trattava di Opel. Sulla faccenda dei tabulati telefonici, secondo il legale, è vero che le celle erano quelle in cui ricadevano i negozi, altrettanto vero, però, è che si tratta di una delle zone più trafficate dell’intera città. Una tesi che deve avere convinto i giudici, anche se non si conoscono le motivazione. Una cosa è certa per Di Mariano si sono aperte le porte del carcere. Un anno e sette mesi dopo l’arresto.

Il nome di Filippo Giardina è stato al centro delle cronache giudiziarie. Passate e recenti. Negli scorsi anni le serrature di alcuni punti vendita furono più volte bloccati con l’attak. Bagagli era stato pure indicato nel libro mastro del boss Lo Piccolo fra quelli che dovevano pagare il pizzo. A maggio scorso, però, un’altra indagine, stavolta patrimoniale, avrebbe fatto emergere gli intrecci economi fra Giardina e Salvatore Milano, mafioso già condannato. La sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ha affidato alla Dia il compito di sequestrare, al termine delle indagini coordinate dai pm Teresi e Scaletta, i beni di Giardina. Valgono 16 milioni di euro, compresi i negozi Bagagli. Sul punto la difesa di Giardina è stata netta: “Il patrimonio è esclusivamente frutto del duro lavoro, suo e dei suoi familiari. Le indagini faranno venire a galla la verità”.


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