Caccia ai gioielli d'arte dei Rappa | Acquisti in case d'asta ai raggi X

Caccia ai gioielli d’arte dei Rappa | Acquisti in case d’asta ai raggi X

Caccia ai gioielli d’arte dei Rappa | Acquisti in case d’asta ai raggi X
La concessionaria Nuova Sport Car

Non solo il De Chirico tra i beni degli imprenditori. Speso un milione in giro per l'Italia.

PALERMO – Non c’è solo il dipinto firmato Giorgio De Chirico tra i beni dei Rappa su cui si indaga. L’inchiesta della Procura è molto più ampia di quanto finora emerso. Il quadro è stato sequestrato alcuni giorni fa dagli agenti della Direzione investigativa antimafia perché sfuggito al sequestro dello scorso marzo. Spulciando i libri contabili delle società, però, sarebbero spuntati acquisti che negli anni hanno sfiorato il milione di euro. C’è traccia dei pagamenti in favore di importanti case d’asta in Italia e all’estero – tra cui Sotheby’s nel Regno Unito – ma non dei beni che sarebbero stati comprati e che non verrebbero riportati nell’elenco dei beni strumentali.

I pubblici ministeri Daniela Varone e Claudia Ferrari hanno affidato alla Direzione investigativa antimafia l’incarico di approfondire la faccenda. Sono gli stessi investigatori che erano andati a bussare alla porta di Vincenzo Corrado Rappa per prelevare “Il Trovatore” di De Chirico, un dipinto che vale 500 mila euro. La perquisizione a casa era andata a vuoto. All’indomani è stato lo stesso imprenditore a consegnare il quadro, sostenendo che fa parte dei suoi beni personali e non delle società finite sotto sequestro.

Diversa la ricostruzione degli agenti della Dia che sono partiti dalle tracce di un altro dipinto, a firma di Gino Severini, pittore futurista morto negli anni Sessanta. Nei libri contabili risulterebbe che il quadro, passato dalla Pubblimed alla Med Group, fosse poi stato dato in permuta ad un gallerista di Cortina per comprare, aggiungendo una considerevole differenza in denaro, il De Chirico. Sequestrato quest’ultimo dipinto, adesso ci si concentra sugli altri pagamenti.

Probabilmente se ne discuterà nell’udienza di domani davanti alla sezione Misure di prevenzione che dovrà stabilire chi ha ragione fra i Rappa, che chiedono il dissequestro dei loro beni, e la Procura della Repubblica, convinta della pericolosità sociale di alcuni componenti della famiglia di imprenditori. Ed è questo il nodo cruciale attorno a cui si gioca la partita, dopo che la Cassazione ha annullato il sequestro che aveva colpito i nipoti di Vincenzo Rappa, morto a Palermo nel 2009, dopo essere stato condannato per mafia.

I supremi giudici hanno dichiarato illegittimo una parte del sequestro da 800 milioni di euro che comprende immobili, aziende, la televisione Trm e le concessionarie Nuova Sport car. Di fatto è stata bocciata l’interpretazione del vecchio collegio, allora presieduto da Silvana Saguto, giudice finito sotto accusa.

È rimasto in piedi, però, il sequestro emesso nel febbraio 2015 quando arrivò una nuova misura di prevenzione patrimoniale che riguardava direttamente Filippo Rappa e i figli Vincenzo Corrado e Gabriele. Gli imprenditori sono ritenuti dalla Procura “socialmente pericolosi”. La decisione finale spetta al nuovo collegio presieduto da Giacomo Montalbano.

 

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