Referendum, da Marina Berlusconi una boccata d'ossigeno

Referendum, una boccata d’ossigeno

La lettera di Marina Berlusconi e il dibattito sul Sì e sul No
LE POLEMICHE
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Questo giornale sta cercando di offrire settimanalmente una esposizione lucida sull’arcinoto referendum della giustizia. Abbiamo ‘mobilitato’ giuristi, intellettuali, politici, esponenti del Sì e del No, nella dimensione pacata e civile del confronto.

E’ un approccio di cui siamo legittimamente orgogliosi, in un contesto che vede più spesso due fronti all’attacco, all’insegna di una forma d’espressione barbarica, a sinistra e a destra, cioè letteralmente basata su linguaggi reciprocamente irriducibili.

Perciò abbiamo registrato con rispettosa soddisfazione tutti gli inviti di un grande Presidente della Repubblica a un clima più moderato, come apprezziamo l’intento riflessivo della lettera aperta inviata da Marina Berlusconi a ‘La Repubblica’. Una boccata d’ossigeno.

La lettera di Marina Berlusconi

A prescindere dall’opinione che, come era prevedibile, verte per il Sì, e dalla ricostruzione storica, sempre variamente interpretabile, della vicenda politica di Silvio Berlusconi, c’è un passaggio-cornice che ci convince decisamente.

Ed è questo: “Il rischio è quello di votare più con la pancia che con la testa, perdendo di vista ciò che conta davvero: i valori dell’equità davanti alla legge e del giusto equilibrio tra i poteri, la credibilità delle istituzioni e la qualità della nostra stessa democrazia. Personalità molto autorevoli hanno correttamente invitato alla misura e alla responsabilità. Più modestamente, io invocherei un po’ di sano buon senso, per non lasciarci condizionare dal frastuono di un derby tra tifoserie”.

L’eresia della moderazione

Scrivevamo, da facili profeti, qualche tempo fa: “L’abracadabra dei colpi a effetto ha sovvertito il normale ordinamento dei ragionamenti. La suggestione regna vittoriosa. Eppure, certi combattenti arditi delle due schiere sollevano, in privato, perplessità che mai affermerebbero pubblicamente. Chiunque conosce qualcuno che coltiva l’indecisione, in clandestinità, considerandola un’eresia”.

Ma se la moderazione, il ragionamento e il rispetto delle opinioni altrui si collocano nel sempre scomodo campo degli eretici, pure noi ci schieriamo lì, per dare spazio alla nettezza degli argomenti concreti, più che agli idiomi dei barbari. Non mormoreremo neanche mezza volta un contrito Mea culpa davanti a certi tribunali dell’inquisizione dei campi contrapposti. Votiamo come ci pare e poi andiamo in pace.

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