Referendum, Ida Nicotra e le ragioni del Sì

Referendum: sorteggio, carriere, correnti. Perché è importante votare Sì

Il dibattito su LiveSicilia.it

Continua il dibattito sul referendum su LiveSicilia.it. Le ragioni del Sì nell’intervento della professoressa Ida Nicotra, professoressa ordinaria di Diritto Costituzionale all’Università di Catania.


Il 22 e 23 marzo i cittadini italiani saranno chiamati a esprimersi sulla riforma costituzionale
che interviene sull’ordinamento giudiziario. Il tema può apparire tecnico, ma in realtà riguarda il cuore dello Stato di diritto: la garanzia che chi giudica sia davvero terzo e imparziale.

La Costituzione, all’articolo 111, stabilisce che ogni processo debba svolgersi nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale.

È il pilastro del c.d. “giusto processo”, principio ormai consolidato nella cultura giuridica europea. Tuttavia, perché questa garanzia sia effettiva, non basta che il giudice sia imparziale sul piano personale: è necessario che lo sia anche sul piano istituzionale. In altre parole, la terzietà deve essere strutturale.

L’esigenza delle carriere separate

Proprio da questa esigenza nasce la proposta di separare non solo le funzioni, (in parte già distinte con la riforma Cartabia), ma anche le carriere dei magistrati giudicanti e requirenti. Oggi giudici e pubblici ministeri condividono lo stesso percorso professionale e lo stesso organo di governo autonomo. Questo assetto è stato spesso oggetto di discussione, in quanto può generare una vicinanza professionale e culturale che rischia di indebolire la percezione di equidistanza del giudice rispetto alle parti del processo.

Nel modello accusatorio, che ispira il nostro processo penale, accusa e difesa devono confrontarsi su un piano di parità effettiva davanti a un giudice equidistante dalle parti processuali. Se invece il pubblico ministero e il giudice condividono carriera, formazione e governo autonomo, il difensore può apparire come l’unico soggetto esterno al sistema. La riforma intende riequilibrare questo assetto, rafforzando il principio della “parità delle armi” tra accusa e difesa.

Naturalmente non mancano le critiche. Alcuni temono che, separando le carriere, il pubblico ministero possa trasformarsi in una sorta di “super-poliziotto”, allontanandosi dalla cultura della giurisdizione. Ma questa preoccupazione non tiene conto di un dato fondamentale: il pubblico ministero resterebbe comunque soggetto soltanto alla legge e continuerebbe a essere vincolato all’obbligo di esercitare l’azione penale, previsto dall’articolo 112 della Costituzione.

Inoltre, il anche il Consiglio Superiore della magistratura requirente sarà presieduto, ove la riforma venisse approvata, dal Capo dello Stato, potere di garanzia e raccordo tra i diversi poteri, in modo da evitare l’autoreferenzialità dei pubblici ministeri.

Oltretutto, rimarrebbe fermo l’obbligo, stabilito dal codice di procedura penale, di svolgere indagini anche a favore dell’imputato. Si tratta di un principio importante (anche se sovente rimasto sul piano teorico), che conferma come il pubblico ministero non sia un semplice accusatore, ma un magistrato chiamato a ricercare, comunque, la verità dei fatti.

I due Csm

La riforma interviene anche sull’organizzazione dell’autogoverno della magistratura, prevedendo due distinti Consigli superiori: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Il modello resta quello delineato dai Costituenti: un organo composto in maggioranza da magistrati, affiancati da una quota di membri laici scelti tra professori universitari e avvocati con lunga esperienza.

Come già sottolineato, la presidenza rimarrebbe affidata al Presidente della Repubblica, figura di garanzia e di raccordo tra i poteri dello Stato.

La discussione sul sorteggio

Un altro elemento che fa molto discutere riguarda il meccanismo del sorteggio per la selezione dei componenti togati. Spesso questa soluzione viene descritta come una “medicina amara”. In realtà si tratta di un metodo già presente in diversi ambiti dell’ordinamento: dalla composizione della Corte d’assise ai collegi giudicanti in alcune procedure speciali, fino alle procedure di reclutamento dei docenti universitari e degli stessi magistrati.

Il sorteggio è previsto anche per la composizione del tribunale dei ministri e per integrare la Corte costituzionale nei giudizi di accusa contro il Presidente della Repubblica. Fra l’altro il sorteggio è previsto non tra “passanti”, ma tra magistrati che hanno superato un concorso altamente selettivo e che possiedono anni di esperienza professionale. 

L’obiettivo del sorteggio è soprattutto quello di spezzare il legame tra le correnti associative e la composizione del Consiglio superiore della magistratura. Le vicende emerse negli ultimi anni hanno mostrato come il correntismo, quando diventa esasperato, possa influire sulle carriere e sulla credibilità dell’istituzione. Il pluralismo culturale all’interno della magistratura è un valore, ma non deve trasformarsi in un sistema di appartenenze rigide.

Si rafforza l’indipendenza

In definitiva, la riforma si propone di rafforzare l’indipendenza della magistratura sia verso l’interno (della stessa magistratura), sia verso l’esterno (altri poteri dello Stato) e la fiducia dei cittadini nella giustizia. Un cittadino che entra in un’aula di tribunale deve avere anche la percezione che chi lo giudica sia realmente sopra le parti, distante tanto dall’accusa quanto dalla difesa.

È questa, in fondo, la promessa del giusto processo: non solo un giudice imparziale, ma un giudice che appaia tale agli occhi di tutti. E in uno Stato di diritto la fiducia nella giustizia è un bene pubblico che riguarda l’intera comunità. 

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