Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha rivendicato gli argomenti convocati come testimoni politici in favore della sua candidatura bis.
Li ha elencati, con forza, lui stesso in una recente uscita pubblica: “Nel centrodestra da sempre esiste la regola del rinnovo per un mandato per completare in dieci anni un programma. Detto questo, noi abbiamo risanato i conti. Abbiamo chiuso un avanzo di bilancio presunto di 5 miliardi e 300 milioni, cosa mai avvenuta e che ci dobbiamo impegnare a spendere bene, per cui occorre un’operazione di programmazione. Abbiamo in itinere la realizzazione dei termovalorizzatori: fra un mese i progettisti ci consegneranno attraverso Invitalia i nuovi progetti. L’idea è quella di dare inizio ai lavori sicuramente entro la fine della legislatura”.
E ancora: “Abbiamo un sistema che abbiamo attivato di forte crescita che merita di essere sostenuto nella coerenza di un proseguo. Poi naturalmente io sono espressione di una coalizione, quindi non decido da solo, però credo che i numeri parlino da sé”.
Le crepe in Forza Italia
Eppure, proprio nella casa del governatore, in Forza Italia, le crepe ci sono – come dimostrano anche le recenti difficoltà dell’Ars – e le divisioni vengono a galla. Due interviste ‘azzurre’ pubblicate da LiveSicilia.it, danno l’idea della difformità nello stesso contesto.
Totò Cardinale: “Il governo Schifani ha oggettivamente portato risultati inimmaginabili. Ci sono state vicende travagliate, è vero. Ma non possiamo dimenticare quello che è sotto gli occhi di tutti. Non si può mettere in discussione il presidente Schifani, i fatti parlano chiaro. Se poi lo facesse Forza Italia sarebbe un suicidio politico”.
Marco Falcone: “Il presidente della Regione, magari in buonafede, si è sempre più isolato all’interno di Palazzo d’Orleans. Non parla con i partiti, né con il suo partito, e neppure con le classi dirigenti che hanno una visione d’insieme e che non si limitano al ruolo fondamentale dei parlamentari regionali, anch’essi trascurati. Si è creato un clima che rischia di offuscare quelle cose buone che il governo Schifani è riuscito a fare”.
La prima ‘asperità’ per la riconferma da candidato è il rapporto del presidente con alcuni segmenti – grandi, piccoli, variabili – di Forza Italia. Renato Schifani è un politico navigato, con un curriculum istituzionale di altissimo livello. E’ dunque verosimile che, da qui alla fine della legislatura, cercherà di ricucire uno strappo oggettivo, a prescindere dalle responsabilità di chiunque. Si può allargare lo sguardo. Se la coalizione di centrodestra si rasserenerà, nel suo complesso, sarà più semplice affacciarsi alla finestra sul bis.
I possibili avversari interni
C’è la questione dei potenziali ‘avversari interni’. Uno potrebbe essere proprio Marco Falcone che, tuttavia, nella suddetta intervista, ha tagliato corto, rispondendo alla domanda su eventuali mire per Palazzo d’Orleans: “Totonomi e fantapolitica non mi hanno mai appassionato, la risposta è comunque no. Sto bene dove sto, mi piace servire la mia terra da eurodeputato a Bruxelles, in un momento storico complesso, ma da cui dobbiamo trarre più opportunità possibili”.
L’altro, indicato da indiscrezioni sempre più insistenti, sarebbe il vicepresidente forzista siciliano della Camera, Giorgio Mulè che gode di un cospicuo credito politico e di rilevanza mediatica per la tenacia con cui si è battuto, nella campagna per il Sì al referendum. Cosa farà? Investirà il suo ‘tesoretto’ sulla Regione o a Roma?
Cosa farà Fratelli d’Italia?
Non bisogna, infine, dimenticare Fratelli d’Italia che, al momento, copre le sue carte, blindando voci e sussurri. La sfida del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, sembra definitivamente tramontata, per le note vicende.
C’è chi giura che l’attuale ministro, ed ex governatore, Nello Musumeci sia impegnato nel progetto di un ritorno. C’è chi indica nell’onorevole Carolina Varchi un’opzione autorevole. Ipotesi mai accreditate dagli interessati.
Siamo appena alle prime scaramucce, tra un po’ il discorso entrerà nel vivo. Non azzardiamo pronostici, cerchiamo di tratteggiare gli scenari. Non sarà un’operazione agevole – per chi volesse provarci – prendere il posto dell’attuale presidente alle prossime elezioni regionali. Tuttavia, la riconferma, oggi, non appare scontata, come qualche tempo fa, proprio per quelle crepe diventate sempre più visibili.
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