Regione, quota 100 sarà un flop |Oggi più pensionati che dipendenti

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Quanti sono, quanto costano e quanto guadagnano gli ex regionali. I dati raccolti dal Fondo pensioni

PALERMO – Quota 100 anche per i regionali. La norma è stata approvata e diventerà legge nei prossimi giorni. Ma il provvedimento, tanto atteso, sarà un flop.

Intanto, con l’articolo che giovedì ha ricevuto il via libera dall’Ars, alcuni (pochi) dipendenti della Regione potranno aggiungersi agli oltre 17mila pensionati della Regione. Negli ultimi anni, dal 2015 al 2018 infatti è intervenuto un vero e proprio sorpasso: la Regione paga più pensioni che stipendi. Così mentre i dipendenti sono diminuiti senza turn over i pensionati sono aumentati fino a diventare di più rispetto al personale attivo.

I prepensionamenti

Anche per via dei numerosi pensionamenti nello scorso triennio, sono andati in pensione più di 1800 dipendenti, poco dovrebbe influire quindi la norma approvata da Palazzo dei Normanni qualche giorno fa. Si stima infatti che “quota cento” impatterà sulla pianta organica della Regione per circa cento dipendenti in tre anni, trenta dipendenti all’anno poco più di nulla nell’esercito dei 14mila regionali. Molti di quelli che potevano andare via con “quota cento”, infatti, sono andati via con i pensionamenti consentiti dal governo Crocetta.

Alcuni di questi dati emergono dal report del Fondo pensioni sulla spesa pensionistica della Regione nel 2018. Al 30 settembre 2018 il fondo ha erogato 17.741 pensioni: 13.734 dirette e 4.007 ai familiari dei dipendenti trattandosi così di pensioni di reversibilità e pensioni indirette. Le spese per gli assegni pensionistici, risorse a carico del bilancio della Regione, sono pari a più di 650 milioni di euro lordi che diventano 450 milioni di euro netti.

Quanto guadagnano i pensionati

La maggior parte, il 45 per cento, dei pensionati percepisce uno assegno mensile lordo fra i 2000 e i 2999 euro: in totale sono 7984 persone. La seconda fascia di reddito mensile su cui si collocano più dipendenti è quella fra i 3000 e i 3999. Gli ex dipendenti a usufruire di un budget in questa fascia sono 4260, il 24 per cento del totale. Seguono gli 841 ex regionali (il 4,74 per cento) che ricevono una busta pensionistica fra i quattromila e i cinquemila euro. I pensionati che godono di un assegno fra i cinquemila e i seimila euro sono 410. In questa classifica per numero di pensionati, poi c’è la fascia di reddito che corrisponde a meno di mille euro. I pensionati in questa fascia sono 351 e cioè 1,98 per cento.

Infine, rimangono le fasce di reddito residuali che sono però anche quelle più ricche.  Per 249 pensionati l’importo della pensione lorda al mese ha un importo fra i seimila e i settemila euro. In 174 hanno una pensione lorda che non supera gli ottomila euro lordi mentre in 192 percepiscono un assegno lordo che potrebbe andare da 8000 euro in su.

Tante pensioni, tre contratti

Al 30 settembre dello scorso anno i dirigenti in pensione erano 3022 mentre i dipendenti del comparto in quiescenza erano 14719. A seconda del contratto con cui sono andati in pensione il valore del trattamento cambia. I dirigenti andati in pensione prima del 2003 ricevono un assegno medio di 3873 euro lordi al mese. I dipendenti del comparto non dirigenziale andati via nello stesso periodo ricevono 2470 euro lordi al mese.

La seconda finestra temporale è quella che fa dal primo gennaio 2004 al 14 maggio 2015. Nel caso dei dirigenti la media dell’assegno pensionistico vale 5355 euro lordi al mese mentre per i dipendenti non dirigenti la pensione mensile è mediamente a 2537 euro lordi. Infine ci sono i regionali andati in pensione dopo il 15 maggio 2015 per cui la pensione vale, nel caso dei dirigenti 4544 euro lordi mensili, e nel caso dei dipendenti del comparto 2650 euro lordi al mese.

Un ultimo dato racconta l’esercito dei dipendenti in pensione. “Le percentuali regionali – si legge nel report in commento alle fasce d’età di coloro che beneficiano dei trattamenti pensionistici – sono abbastanza in linea con quelle dell’Inps con due eccezioni: la percentuale massima Inps riguarda la fascia dei pensionati da 70 a 79 anni, pari al 35,3 per cento (percentuale regionale 28,43 per cento); la percentuale dei pensionali da 60 a 64 anni è pari al 16,15 per cento, il doppio della percentuale Inps pari all’8,8 per cento”. Insomma In Sicilia ci sono molti più pensionati “giovani”, in termini percentuali, il doppio di quanti ce ne siano in Italia. E questo, forse perché, almeno così spiega il dossier, fino al 2012 i dipendenti regionali hanno avuto la possibilità di andare in pensione in anticipo grazie alla legge 104.


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