Sicilia, primo dirigente di 'prima fascia' in Regione: cosa significa

Dirigenti regionali, cade il muro della prima fascia: riforma ancora all’Ars

Via libera alla richiesta di passaggio avanzata da uno dei burocrati della Regione
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PALERMO – La riforma della dirigenza regionale, con la previsione di una fascia unica, viaggia con fatica all’Ars ma intanto cade un totem per via amministrativa: la Regione ha per la prima volta nella sua storia un dirigente di prima fascia. Si tratta di Alberto Pulizzi, che da febbraio 2025 guida il dipartimento Sviluppo rurale.

Pulizzi dirigente di prima fascia: cosa significa

Un fatto inedito per la Regione, dove quasi tutti i dirigenti fanno parte della terza fascia, ad esclusione di tre inseriti in seconda: Donata Giunta, Cono Antonio Catrini e, appunto, Pulizzi. Quest’ultimo, sulla scorta di un regolamento emanato nel 2001, ha chiesto il passaggio in prima fascia. La norma consente il passaggio soltanto a chi fa parte della seconda fascia. Chiesta, inoltre, una esperienza “almeno” quinquennale alla guida di una “struttura di massima dimensione”.

Pulizzi, in virtù dei suoi requisiti, è riuscito a ‘sfondare’ il muro della prima fascia, traguardo mai raggiunto dagli altri dirigenti. L’ok è arrivato con un decreto della dirigente generale del dipartimento Funzione pubblica e personale, Salvatrice Rizzo, che ha approvato la richiesta del collega alla luce del suo curriculum. Il dirigente generale dello Sviluppo rurale matura il diritto allo stipendio da direttore generale fino alla pensione, a differenza dei suoi colleghi che al termine dell’incarico torneranno al trattamento originario da dirigente semplice.

La riforma della dirigenza regionale

Il passaggio di Pulizzi, però, si incrocia con la riforma della dirigenza regionale in discussione all’Ars. Il ddl modifica la legge 10 del 2000, che aveva dato vita a un unico ruolo articolato in due fasce. In fase di prima applicazione della norma fu istituita anche una terza fascia, peculiarità tutta siciliana che rappresenta un unicum in Italia. I dirigenti che ne fanno parte avrebbero potuto accedere alla seconda fascia a seguito di un concorso per titoli ed esami, che però non è mai stato effettuato.

Dirigenti regionali, sindacati contrari alla fascia unica

La riforma introduce la fascia unica ma trova la contrarietà di tutto il fronte sindacale. I rappresentanti dei lavoratori sono favorevoli al superamento della terza fascia ma chiedono di mantenere le altre due categorie, con i burocrati che passerebbero tutti alla seconda ottenendo il diritto di ambire all’incarico di dirigente generale. La fascia unica, secondo i sindacati, comporterebbe anche un complicato e lungo percorso di rinegoziazione del contratto di lavoro.

La contrarietà delle sigle sindacali, inoltre, parte anche da un altro ragionamento. L’attuale contratto di lavoro dei dirigenti regionali ricalca quello dei ministeri per via della struttura dell’apparato della Regione, suddivisa sia in assessorati che in dipartimenti. Con il passaggio alla fascia unica, secondo i sindacati, la dirigenza dovrebbe agganciarsi al contratto di Regioni e Comuni: questo causerebbe una stortura, poiché il personale non dirigenziale resterebbe ancorato al contratto dei ministeriali.

La proposta delle sigle sindacali

Per questo motivo i sindacati propongono di lasciare l’attuale ordinamento già previsto in due fasce (prima e seconda), disciplinando l’accesso alle due categorie. Sul punto resta da chiarire un passaggio: se sia stata formalmente superata con successive intese quella parte dell’accordo Stato-Regione per il ripianamento del disavanzo che prevedeva una procedura selettiva per titoli ed esami con l’obiettivo di superare il problema della terza fascia, così come previsto anche dalla legge 10 del 2000.

Dirigenti regionali, palla all’Ars

La riforma in discussione in Parlamento, tuttavia, si muove in direzione della fascia unica. Un ddl che dopo un anno di giacenza a Palazzo dei Normanni ora è ritornato in agenda, ma il fronte contrario all’unificazione delle fasce trova sponda anche a Sala d’Ercole. Il fascicolo con gli emendamenti al testo, infatti, contiene, tra le altre, una proposta Pd che punta a mantenere le due categorie.

Sala d'Ercole
Sala d’Ercole

Già nel gennaio 2025 il governo decise di rallentare nella trattazione del ddl: troppo alto, in quei giorni, il rischio di una battuta d’arresto in aula. Resta da capire se, a distanza di 12 mesi, le acque del centrodestra consentiranno una navigazione tranquilla alla proposta dell’Esecutivo.

Riforma della dirigenza, la proposta di Figuccia

Sulla riforma nei giorni scorsi è intervenuto il deputato della Lega Vincenzo Figuccia, che reputa “fondamentale” individuare anche tra i dirigenti in quiescenza professionalità da affiancare alla nuova dirigenza, “selezionata – ha precisato – attraverso procedure di evidenza pubblica”.


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