CATANIA – Ci sarebbe anche il caso di un deputato fantasma, non un finto deputato, ma un autorevole esponente di Palazzo dei Normanni che, per Riscossione Sicilia, non esisteva, anzi, era introvabile. Introvabile perché alcuni dipendenti lo cercavano nel luogo di elezione, diverso da quello di residenza e, per questo, le notifiche erano impossibili, con conseguenti prescrizioni. Una matassa fatta di coincidenze o, semplicemente, di “favori”, secondo quanto emerge dalla pista che sta seguendo Antonio Fiumefreddo, amministratore unico di Riscossione Sicilia, la società che si occupa della riscossione dei tributi o almeno così “dovrebbe” fare, come ama sottolineare Fiumefreddo. Il tutto è emerso dopo la conclusione delle indagini da parte della Procura di Catania per abuso d’ufficio su nove dipendenti dell’agenzia.
LE IRREGOLARITA’ – Non solo fantasmi, nel dossier inviato alla magistratura ci sono anche “sbianchettamenti”, “trucchi e trucchetti”, “sempre all’insaputa dei beneficiari”, scherza Fiumefreddo. “Tu hai mai ricevuto una polizza? – chiede l’amministratore di Riscossione – Ti è mai stato evitato un pignoramento?”. Da Roma, il giorno dopo la pioggia di avvisi di garanzia ai dipendenti considerati infedeli, accusati di aver favorito 3 deputati regionali, Fiumefreddo va a braccio: negli ultimi mesi ha seguito da vicino le verifiche effettuate negli uffici. In dubbio c’è l’autenticità delle firme in calce alle richieste di rateizzazione, il blocco delle procedure di pignoramento nei casi in cui non sarebbero state pagate le rate concordate e il decorso del tempo che, in passato, avrebbe consentito la prescrizione di determinate cartelle. “Non a caso – continua Fiumefreddo – nei mesi scorsi ho ricevuto molta resistenza nel continuare la gestione di Riscossione Sicilia, il record dei deputati regionali favoriti – conclude l’amministratore – è casualmente a Catania e Palermo”.
IL CONTRATTACCO – Nello Musumeci non è indagato ma il suo nome, insieme con quelli di Nino D’Asero e Raffaele Nicotra, è finito tra coloro che sarebbero stati favoriti, da alcuni dipendenti di Riscossione Sicilia. In particolare, secondo l’accusa, una dipendente avrebbe “prima dell’estinzione del debito”, revocato il pignoramento in corso. Musumeci ha convocato i giornalisti a Catania per mostrare le carte: ci sono le multe per le affissioni elettorali, “tutte pagate con rateizzazioni”. “Non potendo pagare tutto in una volta – ha evidenziato Musumeci – come ogni cittadino vado alla Serit e chiedo la rateizzazione, che mi viene concessa per sessanta rate”. “Signor nessuno”, si definisce perché, all’epoca non ricopriva cariche pubbliche. Siamo nel 2009, a sei anni distanza, dopo aver pagato quasi tutte le rate, sarebbe venuto meno il pignoramento. “Nessun favore”, incalza il presidente dell’Antimafia: “Per ogni cartella pago quasi il doppio per aggio, per interessi, per mora, e poi per gli interessi sulla rateizzazione: vorrei capire dove consiste il favore che avrei ricevuto”. E ancora: “Sotto la gestione Fiumefreddo, uomo di Crocetta, non potevo pretendere di essere destinatario di attenzioni particolari”, sottolinea ancora, evidenziando la “condotta assolutamente corretta e ligia del magistrato che “è stato corretto e non mi ha chiamato in causa” e quella di “chi ha prodotto certe carte al magistrati” che “voleva arrivare a Musumeci”.
Sono le prossime elezioni regionali, per Musumeci, ad aver “armato” la “macchina della calunnia”. “A ottobre si vota – dice – scade il mandato di Crocetta e uno dei candidati rivali potrei essere io”. Una piccola introduzione prima che la diga si rompa. “La verità, la mia, è che in Sicilia da qualche anno c’è un pericoloso sistema di potere politico nelle mani di quattro personaggi che in alcuni casi godono di copertura. Tra questi, c’è il presidente Crocetta che non è il regista ma il beneficiario, che continua l’esercizio del suo ruolo finalizzato a coprire quel cerchio magico”. E ancora: “Crocetta è un pezzo del sistema che si chiama mafia dell’antimafia. L’attività mafiosa si può esercitare anche senza essere cosca. Lo si può fare con i ricatti, con la calunnia e la diffamazione. Io ho provato a scardinare il sistema e sono diventato un problema e un bersaglio”. “I prossimi? – conclude Musumeci – saranno i grillini”.
La replica di Crocetta
“E chi sarebbe il ‘cerchio magico’? La magistratura? Stiamo ai fatti: c’è un’inchiesta e Nello Musumeci non è indagato, ma dipendenti di Riscossione Sicilia. La sua posizione è offensiva del ruolo della magistratura che farebbe delle cose ‘scriteriate'”. Lo ha affermato il presidente della Regione, Rosario Crocetta, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle dichiarazioni del parlamentare del centrodestra sull’avviso di conclusione indagini della Procura di Catania per abuso d’ufficio a nove dipendenti della sede di Catania di Riscossione Sicilia. “Io non ho commentato la vicenda – ha aggiunto a margine di un’iniziativa politica a Catania – e non voglio farlo neppure adesso. Sarebbe carico per l’opinione pubblica se Musumeci volesse intervenire per dire qual è la sua posizione, se le tasse le ha pagate o meno. Io non lo so, ho letto tutto sulla stampa – ha sottolineato Crocetta – ma mi sembra un’inchiesta alla Raggi, se qualcuno lo ha favorito o meno sarà la magistratura a dirlo. Un disegno politico? E che sono il procuratore di Catania?”.

