Uno dei filoni dell’indagine sulla violenta tentata rapina al titolare del ristorante “Da Calogero” a Mondello riguarda le armi e la facilità con la quale gli indagati riuscivano a procurarsele. Armi molto potenti come quelle usate per compiere le intimidazioni ai danni di imprenditori e commercianti tra San Lorenzo e Sferracavallo a Palermo in questi mesi.
Durante l’inchiesta un fucile a pompa Expedite con matricola abrasa è stato sequestrato in un immobile a Torretta. Gli investigatori inoltre si sono imbattuti in una telefonata tra uno degli indagati e un altro uomo a cui sembrava volesse proporre qualcosa: “Quando hai tempo me la puoi fare una videochiamata? Ti devo dire una cosa che mi avevi chiesto tu”.
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Si trattava di un fucile, di cui è stata poi trovata una foto scattata con il cellulare dell’indagato. L’uomo – si legge nell’ordinanza firmata dal gip – chiedeva al suo interlocutore se ricordasse la richiesta che gli aveva fatto di un M-16, rispondendo che aveva un “kalash” nuovo, ancora custodito nella sua scatola: “Se lo vedi t’innamori”. C’era anche la disponibilità di armi più piccole, come quelle utilizzate durante l’ultima escalation di intimidazioni attorno al quartiere Zen.
I fucili d’assalto non erano gli unici che si trovavano sul mercato nero. Lo stesso Muratore, intercettato, sembrava mostrare un’arma a qualcuno che gli chiedeva: “Ma questo piombo… ti ammazza vero?”. “Ma certo, da vicino ti ammazza. Te la puoi portare ovunque, sembra una penna“. In un’altra intercettazione, una nuova offerta di acquisto, con dettagli tecnici come i colpi nel caricatore: “Sono 22. Ti faccio comprare un mostro. Ha il coso (il caricatore, ndr) esteso. Il tutto per un prezzo d’acquisto di 2 mila euro”. La rapina a Nunzio Salvato, titolare del ristorante “Da Calogero”, a Mondello, risale a tre anni fa.




