Inchiesta Cuffaro: Romano, Cocina e Pace escono di scena

Romano, Cocina, Pace, Caltagirone: la decisione sugli indagati con Cuffaro

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Ecco il decreto del gip di Palermo su richiesta della Procura

PALERMO – Politici, burocrati e imprenditori escono dall’inchiesta. Il giudice per le indagini preliminari, su richiesta della stessa Procura di Palermo, ha archiviato la parte residuale dell’indagine al termine della quale l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro ha patteggiato una condanna a tre anni per corruzione e traffico di influenze: la sta scontando ai servizi sociali.

Cosa resta in piedi e cosa no per Romano

Si chiude anche la vicenda della presunta turbativa d’asta nell’appalto bandito dall’Asp di Siracusa contestata al deputato nazionale Saverio Romano, difeso dagli avvocati Raffaele Bonsignore e Antonio Gargano. Il politico, però, non esce definitivamente dall’inchiesta. Resta aperto, infatti, uno stralcio che riguarda la contestazione di traffico di influenze per la quale è già finito sotto processo l’imprenditore Sergio Mazzola, ritenuto vicino all’esponente di “Noi moderati”. In caso di futura richiesta di rinvio a giudizio per Romano si dovrà passare dall’autorizzazione del Parlamento. La richiesta della Procura è stata accolta la settimana scorsa dal gip Stefania Brambille, ma LiveSicilia ne è venuta a conoscenza solo adesso.

I nomi degli indagati

Nell’elenco degli indagati archiviati ci sono Totò Cuffaro, Giuseppe Capizzi, Salvatore Cocina, Mauro Marchese, Alessandro Caltagirone, Roberto Colletti, Antonio Iacono, Giovanni Giuseppe Tomasino, Carmelo Pace, Alessandro Vetro, Vito Raso, Antonio Abbonato, Ferdinando Aiello, Marco Dammone, Saverio Romano, Stefano Palminteri, Filippo Paradiso, Sergio Mazzola, Maria Letizia Di Liberti, Carmelo Pullara, Maurizio Micci, Giuseppe Mortillaro, Selenia Malfitano.

Lo scorso maggio sono stati rinviati a giudizio l’ex manager dell’ospedale Villa Sofia Colletti, Iacono (primario del Trauma Center), Raso (ex storico segretario del governatore) tutti indagati per il concorso truccato per la stabilizzazione di 15 operatori socio-sanitari. Il faccendiere Ferdinando Aiello era stato ammesso al giudizio abbreviato.

Ed ancora, per la contestazione dell’appalto di Siracusa erano stati rinviati a giudizio Marchese e Dammone, un tempo alla Dussman srl, e l’imprenditore Mazzola di Belmonte Mezzagno. Il processo sta per iniziare.

Nella richiesta di archiviazione il procuratore aggiunto Francesca Mazzocco e i sostituti Claudio Camilleri, Giulia Falchi e Andrea Zoppi sottolineano la “strategia infiltrativa attraverso cui Cuffaro è stato in grado di condizionare l’indirizzo politico amministrativo, l’azione di governo e più in generale l’espletamento delle pubbliche funzioni dell’amministrazione regionale nei plessi più strategici dei servizi di interesse pubblico da questa erogati”.

Per sostenere “le più o meno legittime ambizioni di carriera” Cuffaro si è rivolto ad “interlocutori politici su cui l’ascendente dell’ex governatore della Regione potesse esercitare un qualche effetto”.

Il concorso a Villa Sofia

Oltre alla corruzione (Cuffaro ottenne in anticipo le risposte del concorso, girate alla candidata Malfitano, e in cambio avrebbe sponsorizzato la rinomina di Colletti e promesso di appoggiare Iacono per un posto di primario per il quale alla fine il medico non si candidò) in questa parte di inchiesta archiviata veniva contestata la turbata libertà dello svolgimento del concorso. Malfitano sarebbe stata segnalata da Carmelo Pullara, ex deputato ed ex manager della sanità (difeso dall’avvocato Giuseppe Di Peri). Stessa cosa Micci, con un passato da odontoiatra a Villa Sofia (difeso dall’avvocato Giuseppe Raimondi), e Mortillaro: anche loro avrebbero segnalato delle persone al concorso. Colletti è difeso dall’avvocato Massimo Motisi.

La Cassazione negli anni scorsi ha, però, ridotto lo spettro di azione dei pubblici ministeri escludendo che i concorsi per il reclutamento del personale possono essere equiparati ad una gara. Ed è per questo che anche la stessa Procura, guidata da Maurizio de Lucia, ritiene che al massimo potesse essere contestato l’abuso d’ufficio che, però, da luglio 2024 è stato abrogato.

Villa sofia

La rivelazione di segreto d’ufficio

L’ipotesi di rivelazione del segreto d’ufficio è venuta meno per Di Liberti, Palminteri e Paradiso. Da Di Liberti, dirigente generale del Dipartimento della famiglia e delle politiche sociali della Regione, sarebbero arrivate a Cuffaro notizie riservata sui bandi dell’assessorato.

Il tenente colonnello dei carabinieri Palminteri (difeso dagli avvocati Michele De Stefani e Carmelo Peluso) e l’ex poliziotto Paradiso erano stati tirati in ballo perché si ipotizzava che tramite loro Cuffaro potesse avere saputo dell’esistenza di un’indagine a suo carico. Nel loro caso, però, le intercettazioni sono state dichiarate inutilizzabili.

L’appalto a Siracusa

Per quanto riguarda la posizione del direttore generale dell’Asp di Siracusa, Alessandro Caltagirone, difeso dagli avvocati Giuseppe Seminara e Pietro Canzoneri, era già stato il Gip a scrivere, negando la richiesta di misura cautelare, che non c’era prova che avesse favorito gli ex rappresentanti di Dussmann. Al contrario aveva mostrato “atteggiamenti di prudenza e di distacco incompatibili con la prova di un accordo conduttivo”. La Procura ha fatto appello, respinto, e ora è arrivata la definitiva archiviazione.

Analoghe considerazioni vanno fatte sulla turbativa della gara di appalto originariamente contestata Mauro Marchese, Marco Dammone, Ferdinando Aiello, Sergio Mazzola e Saverio Romano.

Il caso del Consorzio di bonifica

Archiviata anche l’ipotesi di corruzione che vedeva coinvolto il direttore del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale, Giovanni Tomasino (difeso dagli avvocati Luigi Mattei e Velio Sprio, recentemente scomparso). L’ipotesi era che a sborsare il denaro fosse stato l’imprenditore Alessandro Vetro (avvocato Giuseppe Barba) e i soldi sarebbero arrivati a Tomasino tramite l’onorevole Carmelo Pace della Democrazia cristiana (avvocati Lillo Fiorello e Rosaria Giacomazzo).

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Cocina e la Protezione civile

Altro capitolo archiviato riguarda i presunti interessi di Cuffaro nelle commesse della Protezione civile. All’inizio era stato ipotizzato che l’ex governatore avesse aiutato gli imprenditori edili Capizzi di Bronte per “avvicinare” Salvo Cocina, capo della Protezione civile siciliana. Nessuna prova di interessi illeciti e tangenti per pilotare le aggiudicazioni.

L’archiviazione è stata decisa anche per l’ipotesi di associazione a delinquere contestata a Cuffaro (avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano), Raso (avvocato Marco Traina, Pace e Abbonato (avvocato Marco Traina).


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