Salvini al processo Open Arms: "Fiero di avere difeso l'Italia e salvato vite" - Live Sicilia

Salvini al processo Open Arms: “Fiero di avere difeso l’Italia e salvato vite”

Il vicepremier è imputato a Palermo

PALERMO – “Durante il mio incarico di ministro dell’interno ho fatto cose per difendere l’interesse nazionale, il mio Paese, la sua dignità e i suoi confini. Di una cosa vado però più fiero: il salvataggio delle vite, il numero di morti e dispersi si è ridotto”. È il giorno dell’esame di Matteo Salvini al processo Open Arms. il ministro delle infrastrutture inizia con delle dichiarazioni spontanee.

“Tutelavo la sicurezza nazionale”

“Io tutelavo la sicurezza nazionale come dimostra il fatto che almeno tre episodi delittuosi in Francia, Germania e Belgio sono imputabili a persone sbarcate a Lampedusa – aggiunge -. Al contrario di quel che sostiene qualcuno l’allarme terrorismo c’era. Quindi la particolare attenzione all’immigrazione irregolare era un obiettivo giusto. Mai mi si sentirà dire che non è mia responsabilità la politica migratoria. Quello che ho fatto l’ho fatto in piena responsabilità e in piena coscienza. Durante il mio mandato sono stati 600 i casi, mi faccio carico di quello che abbiamo fatto col risultato e di numeri mai raggiunti non solo nel contrasto al traffico di esseri umani, ma anche sul piano delle vite salvate. Questo ci fa dire che si è ridotto il numero di vite disperse nel Mediterraneo come mai accaduto prima”.

Le accuse a Salvini

Il tribunale di Palermo lo sta processando per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per aver negato lo sbarco a 147 migranti soccorsi in mare ad agosto del 2019 dalla nave della ong spagnola. “Ho reso un servizio utile al paese e mi faccio pienamente carico di quel che abbiamo fatto con risultati assolutamente mai raggiunti né prima né dopo non solo in termine di contrasto al traffico di esseri umani ma anche di vite salvate”, spiega il leader della Lega Salvini. Il vicepremier rivendica che durante il governo in cui era ministro dell’Interno gli sbarchi si sono ridotti del 90%. “Meno partenze significa meno morti meno drammi e meno soldi per trafficanti”, spiega.

“Conte condivise tutte le scelte”

“Conte ha condiviso tutte le scelte di politica migratoria tranne quella relativa alla Open Arms e questo si spiega facilmente se si pensa che tra l’8 e il 9 agosto si era aperta la crisi di governo con la mozione di sfiducia al premier – ricostruisce -. In tutte le centinaia di episodi precedenti ci sentivamo al telefono per le varie questioni. Con Open Arms, invece, Conte iniziò un carteggio. Il 14 agosto per la prima volta mi scrisse riferendosi ai minorenni a bordo e invitandomi a prendere le decisioni conseguenti. Noi rispondemmo a Ferragosto mentre coordinavamo le forze pubbliche in un patto anticamorra. Il 16 il presidente del Consiglio tornò a scrivere, contestando le mie scelte, il 17 noi rispondemmo: un comportamento epistolare che rappresenta la cesura politica che ora mi porta qua sul banco degli imputati. Per i 5 Stelle quello che ho fatto con la Diciotti andava bene, quel che ho fatto con la Open Arms no, ma la verità è che il problema era politico”.

Il processo in aula bunker

Infine fa un elenco di altri sbarchi avvenuti dopo giorni di attesa “ma non è stato aperto un procedimento penale”. Il processo di svolge davanti alla II sezione penale presieduta da Roberto Murgia, nel bunker del carcere Ucciardone. Dopo una pausa si riprende con l’esame del procuratore aggiunto Marzia Sabella e dei sostituti Giorgia Righi e Calogero Ferrara, delle parti civili e il contro esame della difesa, rappresenta dall’avvocato Giulia Bongiorno.


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