Insomma, a questo punto manca soltanto il caffè nero bollente e il doppio bacio sulla guancia per siglare una pace che sembra già annunciata. Ricordate Gianfranco Miccichè quando indossava i panni del ‘mangia-Salvini’, ecco: scordatevelo. Adesso, dove prima incalzava l’aspro rumore della polemica scorrono fiumi di latte e miele. Lo stesso presidente dell’Ars, in un recente incontro catanese, ha ribadito il nuovo corso: “I miei toni sono stati soltanto di difesa rispetto ad alcune posizioni. Dopodiché, oggi il mondo è cambiato. Se le cose vanno avanti per come ci siamo detti con Salvini e i suoi uomini, le cose possono andare benissimo”. Cioè, si sono parlati, sono d’accordo: Matteo un po’ più moderato, con un profilo meno da trincea per rassicurare gli indecisi, potrebbe avere bisogno di Gianfranco e della sua indubbia capacità di tessere politica e di edificare granai, come accadde ai tempi irripetibili del primo Berlusconi, in Sicilia.
L’ostinata cronaca sta lì a testimoniare un percorso a strappi. Citando a saltare: “Grazie a Salvini e Di Maio insieme in Sicilia ho finalmente capito il senso del detto ‘i coglioni camminano sempre in coppia’”. “A questo signore hanno detto di far scendere i bambini dalla nave e ha risposto di no. Salvini è peggio di Hitler. Quando dice ‘prima gli italiani’ mi fa impazzire, perché Hitler diceva prima gli ariani, uguale”. “Salvini, fattene una ragione, non sei razzista: sei solo stronzo”.
Erano i giorni della polemica furiosa sulle navi delle Ong e dei poveracci bloccati in mare, quando qualcuno disse, per scherzo, o forse credendoci un po’, che il ‘compagno Miccichè’ poteva essere arruolato nella battaglia contro il generalissimo leghista. Ma, appunto, di acqua ne è passata sotto i ponti, in una giravolta non semplice da seguirsi, a lume di logica normale, perché gli ingenui potrebbero domandarsi: come si conciliano le posizioni e perfino le installazioni artistiche all’Ars per i migranti con la campagna dei porti chiusi?
Il ribaltone si narra con repentini cambi di scena. Gianfranco che si distingue da Silvio Berlusconi, non recandosi al comizio di Roma, a rendere omaggio ai vessilli salvinisti. Gianfranco che lancia l’idea del ‘Partito del Sud’, salvo poi spiegare che si trattava di ‘una provocazione’. Infine, la svolta raccontata in una intervista a LiveSicilia.it, complice, probabilmente, un intervento del leader forzista supremo e qualche faccia a faccia con i compagni di viaggio. Si rammenta uno dei passaggi cruciali: “Ho spiegato a Berlusconi che ho provato a non fargli fare l’accordo con Salvini. Ma non ci sono riuscito. E allora per Miccichè scatta il piano B. Cioè trovare un Salvini diverso da quello dei mesi scorsi. L’ultima intervista di Salvini al ‘Corriere della sera’ mostrava in effetti un atteggiamento diverso. E siamo in una situazione di tale dramma, soprattutto in Sicilia, per cui io sono a disposizione per fare accordi con chiunque ma devo garantire qualcosa per la Sicilia, qualcosa che fino a oggi i governi nazionali non hanno fatto”.
Uno che sa come vanno le cose del mondo, l’eurodeputato forzista Giuseppe Milazzo, l’aveva predetto: “Io penso che Miccichè e Salvini abbiano la possibilità di stare insieme, con Musumeci naturalmente, se si favoriscono le condizioni politiche. L’importante è muoversi per un soggetto regionale che sia interlocutorio con la Lega”. Ben scavato, ma per Musumeci, chissà… Anzi, i soliti maligni prevedono che, con i fiammanti chiari di luna forzi-leghisti, sia già pronto l’hashtag nuovo di zecca: #StaiserenoNello…

