Sanità, opposizione all'attacco: "Inerzia del governo Schifani"

Il caso dell’Asp di Trapani e la sospensione, le reazioni della politica

I commenti alla sospensione di Ferdinando Croce
SANITÀ
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PALERMO – La situazione della sanità in Sicilia continua a generare polemiche politiche. Dopo la sospensione del direttore generale dell’Asp di Trapani Ferdinando Croce in seguito al caso dei ritardi nei referti istologici, intervengono diversi esponenti dell’opposizione.

Renzi: “Schifani si dimetta”

Della sospensione di Croce e in generale di sanità siciliana ha parlato Matteo Renzi, leader di Italia Viva, in questi giorni impegnato in un tour in diverse città siciliane. Durante una visita in un ospedale di Mazara del Vallo Renzi ha detto: “Si è registrato qui il più grande scandalo sanitario degli ultimi vent’anni di storia repubblicana”.

“A 206 malati di tumore – continua Renzi – è stato impedito di avere una diagnosi tempestiva. Più di 3000 esami istologici sono stati refertati con un ritardo incomprensibile e immorale”.

“Trovo allucinante – conclude Renzi – che venga io qui in ospedale per solidarizzare con malati, medici e operatori e non il presidente della Regione, che da quando è scoppiato il caso non ha mai messo piede qui. Renato Schifani deve dimettersi, non gettare le proprie responsabilità su altri”.

Schillaci: “Inerzia del governo Schifani”

Scrive la deputata regionale M5s Roberta Schillaci: “Da oltre sessanta giorni l’Azienda sanitaria provinciale di Palermo è senza un direttore generale. Mentre la sanità siciliana attraversa un grave periodo di crisi, fatto anche di scandali, a totale danno dei cittadini che anelano al diritto alla salute molto spesso negato per le lunghe liste d’attesa o per i ritardi nelle diagnosi, il governo Schifani resta immobile e non nomina il vertice dell’Asp di Palermo rimasto vacante dopo la nomina ad Assessore dell’ex direttrice generale Daniela Faraoni”.

“Appare ormai evidente – continua Schillaci – che la sanità in Sicilia navighi a vista e, nonostante la bufera che la sta investendo, nel centrodestra permane l’inerzia rispetto alle esigenze di un bacino così vasto di popolazione, come quello palermitano. Tutto ciò è inaccettabile ed è il momento di alzare la voce per dire che è assurdo lasciare l’Asp di Palermo senza una guida”.

“A parte l’imbarazzo – scrive ancora Schillaci – che questa situazione dovrebbe far provare alla maggioranza di Schifani, ci si dovrebbe chiedere se la nomina del nuovo direttore generale non sia terreno di scontro e di appetiti tra i partiti che sostengono il governo regionale”.

“Attendiamo ancora – è la conclusione – che il presidente della Regione venga in Parlamento per riferire sulla sanità siciliana. Da tempo abbiamo chiesto un confronto con il governatore Renato Schifani che finora è mancato”.

Barbagallo: “Schifani è il responsabile politico”

Scrive il segretario Pd Anthony Barbagallo: “Due mesi fa è stato rimosso l’assessore. Oggi è finalmente stato avviato il procedimento di decadenza e l’immediata sospensione per il manager dell’Asp di Trapani. Tutto risolto?”

“Noi riteniamo – prosegue Barbagallo – che il caso, un vero e proprio scandalo di proporzioni nazionali, dei ritardi anche di 11 mesi per i referti degli esami istologici che riguarda l’Asp di Trapani, sia tutt’altro che chiuso. E temiamo, come il caso emerso a Ragusa, che al di là di annunci e promesse vi possano essere ulteriori sviluppi”.

“Purtroppo duole ripeterci: i manager – conclude Barbagallo – sono stati piazzati lì per mera gestione del potere e nell’ambito del puzzle di poltrone che questo centrodestra che sostiene il presidente della Regione, insegue spasmodicamente A tutto danno della salute dei siciliani. Un fallimento, politico, gestionale e di risultati, di cui il presidente della Regione è il primo responsabile”.

Di Paola (M5S): “Caso Trapani solo punta dell’iceberg?”

Commenta Nuccio Di Paola, coordinatore siciliano del Movimento cinque stelle: “Croce doveva dimettersi molto tempo fa e alla fine non l’ha fatto, è dovuto intervenire il presidente Schifani, anche lui con colpevole ritardo, per metterlo alla porta. Ora è lecito chiedersi: se sullo scandalo dei referti non ci fosse stato un enorme clamore mediatico, Schifani si sarebbe mosso? E quanti casi Trapani viaggiano sottotraccia senza nessuna conseguenza, se non sulla pelle dei poveri cittadini siciliani?”

“I numerosi disservizi – dice Di Paola – che quasi con puntualità svizzera si verificano negli ospedali, pronto soccorso e ambulatori di tutta la Sicilia lasciano supporre che il caso di Trapani sia solo la punta di un enorme iceberg che la politica ha colpevolmente contribuito a formare”.

“Finché i partiti continueranno a muovere i fili del sistema – conclude di Paola – per la sanità non ci sarà speranza. Per questo chiedo nuovamente la calendarizzazione del nostro disegno di legge che prevede l’incompatibilità degli incarichi tra politica e sanità. Sollecito inoltre la convocazione della seduta d’aula speciale sul disastro-sanità che il nostro gruppo chiede da tempo”.

Safina (PD): “La sospensione di Croce non basta”

Dichiara il deputato regionale del Partito Democratico Dario Safina: “La sospensione del direttore generale dell’ASP di Trapani, Ferdinando Croce, decisa dalla Giunta regionale a seguito dei gravi ritardi nella consegna dei referti istologici, è un atto dovuto ma del tutto insufficiente”.

“La sanità trapanese – continua Safina – non può continuare a essere trattata come l’ultimo dei sottogoverni, vittima di una becera lottizzazione politica che nulla ha a che fare con l’interesse dei cittadini”.

“Schifani non può pensare di risolvere i problemi della sanità trapanese con la semplice sospensione di Croce. Servono soluzioni concrete: più posti letto, più medici, più personale sanitario, strutture più efficienti e un vero piano per ridurre le liste d’attesa. Troppi cittadini sono costretti a rinunciare alle cure a causa di un sistema che non garantisce servizi adeguati”.

Safina ricorda che l’assessorato alla Salute aveva affidato a Croce la riorganizzazione della rete sanitaria, mantenendo invariato un numero di posti letto già nettamente insufficiente rispetto alle esigenze del territorio.

“È evidente che, in queste condizioni, abbattere le liste d’attesa è impossibile. Schifani e il suo governo non si illudano: il problema non si risolve facendo saltare un manager. La verità è che questa amministrazione regionale ha gestito la sanità con logiche di spartizione politica anziché con una visione strategica per garantire cure adeguate ai siciliani. La sanità è un diritto, non merce di scambio. Basta con i giochi politici sulla pelle dei cittadini”, conclude Safina.

La Vardera: “Schifani inadeguato”

Commenta il deputato regionale e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera: “Il procedimento di sospensione per Croce, non fa altro che certificare il fallimento della politica sanitaria del governo Schifani. Ancora una volta, la salute dei siciliani, è passata in secondo piano”.

“Che Croce non era la persona giusta per quel ruolo – continua La Vardera – bastava leggerlo nel suo curriculum anche se, ad onor del vero oggi Croce è diventato il capro espiatorio dell’assessorato alla Salute. Schifani se vuole fare una cosa giusta, sospenda se stesso”.

Cirillo (Dc): “Attacchi strumentali”

“Gli attacchi di Pd e del Movimento 5 stelle al Presidente Schifani – dichiara il segretario regionale della DC Stefano Cirillo – sono strumentali e figli della più becera e spicciola propaganda. Marciano divisi per colpire uniti esclusivamente per ragioni elettorali speculando sulla salute dei siciliani”.

“Il Presidente Schifani – osserva – che certamente non ha bisogno di essere difeso da me come Segretario di un partito della sua maggioranza, si è mosso con tempestività e in modo ammirevole affrontando il dossier sanità con diligenza ed efficacia”.

“Barbagallo e Di Paola – conclude il Segretario della DC – su questa e su tante altre questioni, dovrebbero tacere per ragioni di incoerenza e sfacciataggine: per raccattare qualche voto e la vetrina giornalistica del momento, attaccano frontalmente proprio quei partiti con i quali, pur di sopravvivere politicamente, cercano accordi sottobanco in diverse province”.


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