Schifani: "La crisi? Forza Italia non spaccherà il centrodestra" - Live Sicilia

Schifani: “La crisi? Forza Italia non spaccherà il centrodestra”

Il consigliere politico di Berlusconi: "Se i renziani rientrano difficili accordi con noi sui territori".
L'INTERVISTA
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Forza Italia c’è ma non intende spaccare il centrodestra. Parola di Renato Schifani, ex presidente del Senato e consigliere politico di Silvio Berlusconi.

Presidente Schifani, Conte si è dimesso: ora che succede?

“Dinanzi a una crisi imprevedibile, posta in essere da Matteo Renzi in un momento di gravissima crisi economica e pandemica, in un momento in cui ci accingiamo a sostenere una campagna vaccinale estremamente complessa per le notizie sulla riduzione nelle forniture da parte dei produttori, in un momento in cui temiamo che l’arrivo delle varianti del virus possano pregiudicare i vaccini, non avrei mai immaginato per la mia esperienza politica di uomo di Stato che si potesse mettere il Paese davanti al bivio dell’incertezza e dell’ingovernabilità”.

È successo. E ora?

“La maggioranza viveva momenti di crisi da settimane, Credo che Conte abbia fatto bene ad accelerare la crisi e affidarla nelle sagge mani del presidente Mattarella che saprà trovare una soluzione”.

Berlusconi ha detto che siete disponibili a parlare di un governo di unità nazionale.

“Ho parlato col presidente Berlusconi che parla di governo se c’è la disponibilità degli alleati e delle altre forze di buona volontà ma non c’è dubbio che la rottura della coalizione non è nelle volontà di Berlusconi”.

Insomma, dite governo con tutto il centrodestra o niente?

“Ci confrontiamo quotidianamente con il centrodestra ma vi sono sensibilità diverse. Di fronte a un eventuale appello del Presidente della Repubblica ci confronteremmo con gli alleati che per noi rimangono compagni di un percorso di vita politica”.

Lo sbocco della crisi può essere un allargamento della maggioranza con Conte che rimane a Palazzo Chigi?

“L’allargamento della maggioranza viene chiesto secondo me per non rendere più determinante Italia viva e quindi indebolirne la presenza. Ma questo scenario obbedisce a esigenze di parte, non a una responsabilizzazione di tutte le forze politiche a dare un contributo per il Paese. Ecco il respiro corto di questo appello, perché sconta una visione tattica e non strategica”.

Affari loro, dice.

“Per questo obiettivo noi non ci stiamo, è un’esigenza della maggioranza e non nostra, Devo dire che Forza Italia si è sempre distinta per la sua opposizione responsabile: non abbiamo mai fatto ostruzionismo né impugnato la finanziaria davanti alla Corte costituzionale come fece il Pd nel dicembre 2018. Noi ci siamo sempre distinti per i contenuti delle nostre proposte, abbiamo votato lo scostamento di bilancio più volte”.

Questo vi distingue anche dai vostri alleati, però.

“Il centrodestra non è un partito unico, è l’alleanza tra partiti con sensibilità diverse che condividono un progetto liberale, riformista, garantista ed europeista. Ma hanno tatticamente visioni diverse su alcuni punti della politica economica e sociale”.

Secondo lei alla fine si ricomporrà la frattura con Italia viva?

“La mia sensazione è che la base parlamentare di Italia viva sia rimasta colpita dal gesto del loro leader di ritirare i ministri dopo che Giuseppe Cote tornando dal Quirinale aveva palesemente aperto alle richieste di Renzi. Anche noi come osservatori esterni ci aspettavamo un atteggiamento diverso da parte di Renzi, che invece ha ritirato i ministri dando la sensazione che fosse una cosa personale”.

Ma le critiche nel merito di Renzi le condividete o no?

“Nel merito sicuramente, ma quando si è in una maggioranza di governo ci sono tanti modi per poterle gestire e dosare, trovando le opportune mediazioni per evitare di mettere il Paese in grande difficoltà con una crisi al buio”.

Se dovesse ricomporsi la maggioranza, con una pace con i renziani, i ragionamenti sui territori di intese tra centrodestra Italia viva si andrebbero a fare benedire?

“Non c’è dubbio che se Italia viva tornerà a essere componente del Conte ter i ragionamenti locali saranno di corto respiro. La politica ha le sue coerenze. Possono realizzarsi delle anomalie territoriali che sono delle eccezioni ma non possono costituire laboratorio politico se un partito che sostiene il centrosinistra a livello nazionale decide di collaborare con il centrodestra. Progetti politici in quel caso li vedo poco realizzabili”.

Secondo lei c’è il rischio per voi che spuntino altri “responsabili” da Forza Italia?

“Respiro l’aria del Senato quotidianamente e con l’esperienza che ho acquisito negli anni posso riaffermare che i colleghi che erano a rischio uscita sono già andati via. Chi doveva lasciare ha già lasciato. Non vedo elementi di sofferenza di un certo rilievo”.

E l’Udc?

“Lo escludo, sono organici al nostro gruppo che si chiama Forza Italia-Udc. Sono colleghi che si sono distinti per la loro coerenza nel centrodestra. Mi sembra solo una bolla mediatica. La loro è una storia chiara, di centrodestra”.

La famosa quarta gamba allora non nasce?

“Guardi, la quarta gamba di Conte secondo me poteva nascere nella misura in cui il presidente del Consiglio avesse deciso di lanciare il suo progetto, in maniera tale di attirare l’attenzione di parlamentari che potessero condividerlo in un gruppo che ha futuro”.

Pd e Movimento 5 stelle però non apprezzerebbero molto.

“Esatto, evidentemente devo dedurre che il mancato lancio del suo progetto obbedisca all’esigenza di tenere sereni gli alleati Pd e 5 Stelle perché avrebbe eroso consensi a loro”.

Lo sa che si evoca spesso Mario Draghi come possibile salvatore della patria. È uno scenario?

“Dubito che Mario Draghi a due anni dalla fine della legislatura possa accettare di entrare in prima linea. Mi sentirei di escluderlo”.

Alla Regione i movimenti nel centrodestra e in Forza Italia si sono assestati?

“Mi pare che questa maggioranza stia lavorando bene, Musumeci si sta dimostrando un politico corretto, trasparente e responsabile. Giorni fa Standard & Poor ha premiato il suo impegno e quello del nostro vicepresidente Armao con l’outlook che dà credito alla Sicilia. Vedo una coalizione che ha lavorato in piena collaborazione e serenità e quindi mi sento di affermare che Musuemci possa essere il successore di se stesso”.

E a Palermo che farete?

“Il dopo Orlando è una grande occasione per il centrodestra che soltanto dividendosi può decidere di perdere. Occorrerà individuare una figura aggregante, di grande esperienza, che abbia anche la capacità di poter risanare una città sotto un profilo finanziario e sociale”.

Sono già circolati nomi, Lagalla, Saverio Romano, Scoma. Che ne pensa?

“Non mi iscrivo al partito del totonomi. Ci sono tanti nomi ma credo che anche Forza Italia possa esprimerne di autorevoli. Ogni cosa a suo tempo”.


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