Scrigno, il clan di Virga e Orlando artefice del malaffare trapanese

Scrigno, il clan di Virga e Orlando artefice del malaffare trapanese

La Procura generale ha chiesto pene più severe rispetto al primo grado.
IL PROCESSO
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TRAPANI – E’ arrivato alla fase della discussione di secondo grado, il troncone processuale dell’indagine antimafia denominata “Scrigno”, frutto di una approfondita indagine del Nucleo Operativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Trapani, coordinata dalla Procura Distrettuale di Palermo e che nel marzo 2019 vide l’arresto di diversi personaggi già riconosciuti, per sentenze già passate in giudicato, quali appartenenti alla cosca mafiosa di Trapani, come i fratelli Franco e Pietro Virga, l’ex consigliere comunale Franco Orlando, ma anche arresti eccellenti come quelli dell’ex deputato regionale Paolo Ruggirello.

Alcuni degli indagati hanno scelto di essere giudicati col rito abbreviato, e nel novembre 2020 il gup Filippo Serio, ridimensionando di parecchio le richieste di condanna dei pubblici ministeri, condannò quattordici dei diciannove imputati, complessivamente a 70 anni di carcere, assolvendo i restanti cinque. Adesso, la Procura generale, rappresentata dal sostituto procuratore generale Carlo Marzella, a conclusione della requisitoria davanti alla Corte di Appello di Palermo, processo che continua con il rito abbreviato, ha chiesto dieci condanne per oltre 110 anni di carcere. Le condanne più pesanti sono state chieste per i figli dell’ergastolano Vincenzo Virga, che fu dagli anni ’80 sino al 2001 capo del mandamento mafioso di Trapani.

Franco e Pietro Virga, che in primo grado furono condannati a 8 anni ciascuno, adesso per loro il Pg Marzella, ha chiesto rispettivamente 18 e 20 anni. I due Virga sono stati posti dall’accusa al vertice della cosca trapanese assieme all’ex consigliere comunale del Psi, Francesco Orlando, per lui la Procura generale ha chiesto una condanna a 16 anni, ben più alta di quella inflitta, 5 anni e 4 mesi. Secondo la ricostruzione dell’accusa, risultano ingiustificate per loro tre le riduzioni di pena del primo grado: i Virga e Orlando, all’esito delle indagini dei Carabinieri, vennero infatti posti al vertice di un crocevia di interessi tra mafia, politica e imprenditoria.

Nelle loro mani, prima dell’arresto, il controllo del territorio tra Trapani, Erice e Favignana, contatti con esponenti politici come l’ex consigliere provinciale Vito Mannina e Paolo Ruggirello, che attualmente sono tra gli imputati del troncone investigativo dinanzi al Tribunale di Trapani (presidente Troja), e il defunto Luigi Manuguerra (imputato nel processo è rimnasto il figlio Alessandro, ex consigliere comunale di Erice). Aumento di pena anche per Mario Letizia, imprenditore di recente colpito da un provvedimento di confisca, da 8 anni e 4 mesi a 12 anni.

Le restanti richieste di condanna riguardano, Francesco Paolo Peralta, 12 anni (8 anni e 4 mesi in primo grado), Giuseppe Piccione, 9 anni e 8 mesi (8 anni), Michele Martines, 14 anni (5 anni e 4 mesi). Richiesta di pena inferiore a quella inflitta per Pietro Cusenza, 7 anni e 4 mesi invece degli 8 anni e 4 mesi: Cusenza tra gli arrestati fu l’unico a rendere dichiarazioni sopratutto sulla compravendita di voti durante le elezioni amministrative di Erice del 2017. Richiesta di assoluzione per Jacob Stelica, condannato a 4 anni perché ritenuto appartenente ad una cosca mafiosa creata dai Virga sull’isola di Favignana, capeggiata da un anziano pregiudicato, Vito D’Angelo.

Dodici anni sono stati chiesti invece per il pacecoto Carmelo Salerno che fu assolto in primo grado, due anni per il professore Franco Todaro, e 1 anno e 4 mesi per Tommasa Di Genova, anche loro furono tra i cinque assolti. La Procura generale ha poi chiesto di dichiarare inammissibile il ricorso in appello dell’imputato Michele Alcamo, che fu condannato a tre anni. Per il resto degli imputati giudicati col rito abbreviato, non c’è stato appello della Procura antimafia: si tratta di Francesco Russo, condannato a 4 anni, degli imprenditori Nino D’Aguanno e Vincenzo Ferrara, tre anni e quattro mesi ciascuno, e di Leonardo Russo, tre anni. La Dda non ha appellato le assoluzioni dell’ex assessore del Comune di Trapani, Ivana Inferrera (moglie di D’Aguanno) e di Francesco Salvatore Russo.


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